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L'Uomo


The Masque of Anarchy

Percy Shelley, 1819

As I lay asleep in Italy
There came a voice from over the Sea,
And with great power it forth led me
To walk in the visions of Poesy.

 'And at length when ye complain
With a murmur weak and vain
'Tis to see the Tyrant's crew
Rise over your wives and you -
Blood is on the grass like dew.'
I met Murder on the way -
He had a mask like Castlereagh -
Very smooth he looked, yet grim;
Seven blood-hounds followed him:
'Then it is to feel revenge
Fiercely thirsting to exchange
Blood for blood - and wrong for wrong -
Do thus when ye are strong.'

(continua a leggere)


autoritratto fotografico

Antonio della Rocca nasce il 21-3-67,all'inizio di primavera, nello stesso giorno di J.S.Bach e di Modest Petrovič Musorgskij, a Tagliacozzo (Aq) - ' e là da Tagliacozzo, dove sanz'arme vinse il vecchio Alardò - (Dante - canto 28° Inferno,versi 17-18. Commedia ).

Da sempre scrive (a partire da cinque anni, quando - a suo dire - aveva uno 'splendido paio di baffi bianchi'), sia in campo narrativo,- gli hanno pubblicato a vent'anni la raccolta poetica dal titolo Reversibilità ;- sia in campo teatrale,dove ha operato riduzioni dalla Beatrice Cenci di Artaud e l'Arden di Shakespeare (oltre ad altri testi,non messi in scena,tra cui 'Il Risveglio di Narada', vicino al Siddhartha di Herman Hesse e ai primi testi apocrifi buddhisti,insieme a varie recensioni, apparse su riviste specializzate, risalenti al periodo universitario). Poco più tarda è una sua collaborazione a cooperativa cinematografica,con vari documentari,tra cui uno sui 'Poeti romantici a Roma' (Shelley,Byron e Keats),di cui ha curato la sceneggiatura e il testo poetico di narrazione.

Alcuni suoi componimenti poetici,degli haiku zen facenti parte della raccolta 'Casi Giudiziari',sono qui riportati nella sezione accessoria Parole zen , frammisti del resto a qualche opera,su carta e inchiostro nero,ispirata dalla medesima tradizione.

Oltre a ciò,in tempi molto recenti,ha scritto e visti pubblicati due romanzi nello stile polemico e dissacratorio che,come nell'arte figurativa,gli è proprio : il primo, Parola del Signore ,come rivisitazione bruniana dei vangeli gnostici ed eterodossi,e il secondo come anti-giallo incentrato sulla figura poliedrica e sfuggente di Monsieur Godot.

Qui di seguito sono riportati dei frammenti critici,a titolo esemplificativo e non esaustivo,ma che possono,in qualche modo,rendere conto dell'estro,sempre in evoluzione, dell'Artista.

Del primo testo sono qui riportati e un estratto da sinossi e una breve introduzione del Trascrittore-stesso, Anton Cordelo Alcia, ovvero anagramma,di sua invenzione, di Antonio della Rocca.

Parola del Signore

di Anton Cordelo Alcia

"Parola del Signore è una parodia del vangelo, un'opera dissacratoria nei confronti di ogni forma di istituzione religiosa. Dal momento che istituire una religione equivale a negarla, come si può allora discorrere di un sentimento tanto intimo, quanto personale? Da qui, allora ecco che una struttura viene colpita dall'interno, in modo sarcastico. L'autore, con spirito che definiremmo para-illuminista, vuole decostruirla ponendo in evidenza come questa sussista a seguito di malafede, e lo fa attraverso una rilettura altamente provocatoria del Vangelo di Matteo e, a latere ,di altri testi apocrifi ed agnostici.. In altre parole ne scardina ,uno dopo l'altro, tutti i presupposti che possano portare alla nascita di un istituzione, e ne mina, sempre all' interno ,il testo di riferimento. Il tutto in tono molto provocatorio, ribadiamo dissacratorio senza sciupare l'aggettivo. Decisamente un'opera che fa discutere"

dr. Carlo Picca, responsabile Ag.Letteraria Odusia.

mentre l'introduzione all'opera pubblicata,a cura dello stesso Anton Cordelo Alcia,cita testualmente

"Non voglio perdere altro tempo. Come potrei definire il testo,questo resoconto che il nolano ritrovo',in una cassapanca di palissandro e acero,nel giugno del 1565,appena entrato nell' Ordine domenicano dei Predicatori?

ILLUMINISMO SURREALISTA

forse,e che,tuttavia,non ha nulla a che vedere con Condorcet o l'Encyclopedie,e neppure con les quatre vents,Duchamp oppure Pieyre de Mandiargues.

Semmai, lo scritto potrebbe ricalcare le illuminazioni del divino marchese,tutto gia' presente persino nel titolo gentilizio, o quelle del dottor Faustroll Patafisico,nato a Laval,e poi morto, per l'abuso di bevande alcoliche, a Parigi, in data ancora da stabilire:

'Dieu attend l'heure siderale que sa tete s'en aille. S'il n'a pas tue', pourtant, ou si l'on n'a pas compris qu'il tuait, il n'a d'autre prison que la boite de son crane'

Potrei citare Pierre Klossowsi, fratello del pittore Balthus,che tento',anch'egli,la vita monastica presso i domenicani,traduttore di Kafka e Svetonio,e autore di un libretto concernente 'l'oeuvre du marquis'.

Potrei citare il Caino estremo,e simbolo del retto intendere,il demone di Diana,che simula per precipitare Atteone nella trappola.

O forse potrei riferirmi,per una trasgressione inusitata,ai versi surrealisti di Paul Eluard:

''L'hiver sur la prairie apporte des souris

j'ai recontre' la jeunesse

toute nue aux plis de satin bleu'.

Ma non voglio perdere altro tempo. Tanto più per riferirmi poi ad un interlocutore immaginario che, in questo preciso istante, sta scorrendo le righe con le dita unte di morchia e un piglio assente da dolicocefalo.

Il lettore non mi interessa.Quanto a me, mi sono dilettato a ritrascrivere, parola per parola, il testo di Giordano Bruno, le sue note, e le verita'oscure, come sempre sono quelle dei veri poeti.

Ma sono verita', e tutto il resto e'menzogna, avrebbe detto qualcuno: ciò è quanto basta.

Il sipario si chiuderà lentamente. Ma non mi interessa affatto l'opinione di chi legge,che si abbatte sul sofà e fa il matto.

Capitale de la douleur, il ladro nega i furti , nelle chiese di Mormant e di Moisenay, di cui viene accusato.

Il trascrittore"

Del secondo testo,invece,dal titolo Il dio perduto, si è scritto in prefazione:

"Per usare un'espressione zen cara all'Autore, si potrebbe definire questo testo come un non-giallo. Un'opera letteraria e non un giallo, nel senso usuale del termine. Per l'autore sarebbe stato semplice costruire gli ultimi capitoli alla Rex Stout, trovare l'autore o gli autori del crimine, e sciogliere l'enigma con teatralità. Tuttavia ciò era proprio quello che egli non voleva, per non confondersi tra i tanti autori di thriller: egli è vicino a Poe e Lovecraft, e semmai a Simenon, ma mai a Conan Doyle.
In questo romanzo, per la prima volta, compaiono assieme, collaborando in sinergia, i massimi investigatori di ogni tempo, da Wolfe ad Holmes, fino al commissario Maigret, dentro una zona grigia e atemporale. Vi sono rituali precisi, ripetuti nelle ore e nei minuti, ma manca ogni accenno all'anno e persino al secolo in cui gli avvenimenti si svolgono. I tre investigatori sono accomunati dalla ricerca comune della verità, di una certa verità, partendo dall'omicidio, inspiegabile e grottesco, del collega Poirot, trovato morto impiccato, con una corda di campana da chiesa, ad un albero di lauroceraso in Belgio. L'omicidio è preceduto da una lettera dello stesso Poirot, con accenni ad alcuni versi dei vangeli apocrifi. Da qui si dipanano congetture senza fine sui vangeli stessi, il movimento templare e soprattutto sulla ricerca del Santo Graal. Dietro l'inquietante e mai presente figura di Godot,il romanzo è tutto un susseguirsi di avvenimenti e colpi di scena, secondo tutti i parametri propri del romanzo giallo ma con un risvolto filosofico ,nuovo ed intrigante,tale da attrarre l'attenzione del lettore sin dalle prime pagine.In questo che ribadiamo essere,poi anche nel finale,un geniale e paradossale anti - giallo."

Naturalmente, oltre a scrivere, Antonio della Rocca dipinge anche, ed ha numerose opere all'attivo, realizzate con le tecniche più disparate: dal carboncino alla tempera,dall'olio al collage,fino all'utilizzo di "res derelicta" di uso quotidiano,come la carta da giornale o i frammenti d'une chaise en bois. I materiali,a suo modo di vedere,servono per comunicare,in modo non dissimile a quello per cui una penna serve a scrivere: in modo duttile vanno piegati all'ispirazione e al soggetto del momento,e poco importa se essi siano di qualità nobile o scadente,ricchi come risonanze klimtiane oppure talmente desueti da non essere mai stati pensati,e tantomeno utilizzati, in precedenza.

Di recente,oltre che a Barcellona,ha esposto come candidatura selezionata nelle Sale del Bramante per la Openart , a Roma,in quella che è ritenuta una delle più importanti contemporanee di arte figurative, e non soltanto in Italia.

Per l'opera esposta,dal titolo Studio in rosso, egli stesso ha spiegato:

« Titolo dell'opera: 'STUDIO IN ROSSO'
- dimensioni della stessa,realizzata su carta rigida: circa 30x45
- la tecnica è mista: prevalentemente ad olio, ma con alcune sezioni in tempera: come consuetudine, ci sono anche piccoli inserti in papiers decoupes.
L'opera è solo formalmente figurativa e tiene conto del rosso e arancio ,molto amati da Matisse, dell'interno-atelier, del nudo femminile, e dell' 'open window'. La sua composizione risale all'estate del 2005,e vuole trasmettere un senso di 'calore',fort,doux et charmant (il fuoco del sole fuori dalla finestra dischiusa, il languore della modella, l'arredamento per ricordare Endell e Gaillard etc.) sia esteriore che erotico. Fa parte di tutto un ciclo dedicato alla bellezza-sensualità muliebre,espresso per lo più attraverso disegni a carboncino. »

mentre così,in sede critica,si è detto di lui ( estratto al curatore della manifestazione, per l'opera in questione):

«Antonio Della Rocca non è nuovo a provocazioni : i suoi quadri, i suoi testi, le sue scelte di vita sono in sé provocazione, e che la Natura sia vista come donna che decida di fare dono di sé e farsi accarezzare da mani possenti, a rischio di poter essere anche offesa nell'anima e nei lineamenti, non potrebbe che confermare tale osservazione. Basta fare due chiacchiere con l'autore, e comprendere che ci si potrebbe trovare dinanzi ad una reincarnazione dell'eroico furore.Se non ci credete domandate a lui... La traduzione dell'opera da parte nostra in questo senso è una possibilità fra tante, ognuno dia la sua, poiché l'autore in pieno spirito zen ne sarà lieto. Personalmente un'opera figurativa come questa mi invoglia ad immaginare quanto detto, ed altro ancora : allora verrebbe da pensare sì a cominciamento che non vi è nessun senso di colpa, nessuna remora, e che ogni cosa è lecita su di Lei. Ma se poi, dopo aver visto questa imago a primo impatto, chiudo gli occhi e li riapro dopo qualche istante, mi accorgo- anche -che quella stessa donna reclama amore gentile, il quale possa sempre poter lasciare che ella decida di volersi prostituire per gaudio. Possenza senza violenza verrebbe da dire, ovvero passione e denso fuoco erotico. È nei suoi occhi che sento il bisogno di accarezzarla devoto. Ella si prostra a me come vittima sacrificale in cambio di onorificenza...»

L'arte di Antonio della Rocca è,dunque, forma e comunicazione in un processo costantemente evolutivo, mai appagato dei risultati conseguiti.Un'arte di ricerca,e nel medesimo tempo di superamento di Sé (tenendo a mente il noto ammonimento di brechtiana memoria).

Attualmente sta lavorando alla cd. 'pittura organica' (così definita per l'utilizzo, oltre al materiale inanimato consuetola carta,la tela,l'olio etc... di quello, appunto, organico e vivente come l'urina, i petali dei fiori, i vari tipi di deiezione , la fourrure di una vulva). Oltre a quella, in gran parte teorizzata e solo raramente esperita nel prodotto finito, per ora chiamata  'arte sinestetica globale' o fusione delle diverse Arti.

Altri elementi,utili per un migliore approfondimento dei processi in atto, oltre che per i diversi referenti culturali (da Klee a Fontana,oppure da Matisse a Pollock) si trovano nella sezione Eventi, dedicata totalmente a collettive, personali e aggiornamenti,oltre qua e là, nelle diverse sezioni,da cui estrapolare quanto,al momento,ritenuto utile oppure maggiormente opportuno alla ricerca.

Tra gli scritti, prima di una cosiddetta poesia e un certo teatro, viene Una giornata da cani, un diario canino, scritto a due mani e quattro zampe. Niente a che vedere con l’ Appendix Perottina, Gli animali parlanti e Jean de La Fontaine, in esso tutto avviene all’interno di un giorno eonico, al di fuori degli anni e delle stagioni, ventiquattro ore che sono  del tutto particolari, in quanto viste attraverso gli occhi,le riflessioni e soprattutto gli odori di un canis familiaris, il meticcio Karuna. Con termini depositati nel cappello dei neuroni, mescolati,e poi estratti a caso secondo le diverse esigenze del momento, qui spazio e tempo sono figure geometriche che si intersecano tra loro come le corde di un violino appoggiato sul tavolo, e avvolto nella cupola azzurra di Rathmines. E’ un diario dedicato ad un certo Canis , animal mammiferum familiae Canidarum, e non all’ uomo, soprattutto se sapiens. Del resto, come afferma l’Autore stesso nella Prefazione al testo :’’ Ogni considerazione del lettore, simile ai prodotti fuoriusciti dal suo meato urinario, non ha alcuna rilevanza’

L'ultima sua produzione in campo poetico , 391 ( con tre prescrizioni del
Dr.Loobdfetn ), come si dice nell'introduzione al testo, è  un omaggio a:
  'Rose Selavy, in ferro dipinto marmo legno e termometro sulla testa' con la bella immagine della Fontana-Orinatoio di Duchamp del 1917 e, in campo teatrale il testo  Tribadidada, per una revisione in chiave dada del testo euripideo, il testo Il Giardino dei Paradossi., dramma dadapseudofilosofico con glossolalie in atto unico, due scene e un epilogo, e Il bistrot di Medea. Conclude la trilogia,  (Trilogia DadaHypothéseis) , dedicata al teatro classico greco, ma nella consueta modalità di revisione, Oedipus,  tratto da quello che l’Artista considera la più grandiosa e inarrivabile tragedia di tutti i tempi

Tutti i testi qui riportati lo sono per esclusivo interesse narcisista dell’Autore, il quale si augura che non vengano, neppure parzialmente, visionati da alcuno. Si è detto, con le sue stesse parole, e lo si ripete:  ‘Il lettore non mi interessa. Tanto più per riferirmi poi ad un interlocutore immaginario che,in questo preciso istante,sta scorrendo le righe con le dita unte di morchia,e un piglio assente da dolicocefalo.’. A chiunque visiti il Suo sito, per parole e segni, deliri e immagini grafiche, a tecniche miste o meno, l’Artista, riportandone le intenzioni,  non può che augurare il contenuto del celebre aforisma di Harold Pinter dettato ai suoi interlocutori.

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