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Sezioni

Mag auch die Spieglung im Teich
Oft uns verschwimmen:
Wisse das Bild.

Erst in dem Doppelbereich
Werden die Stimmen
Ewig und mild.

R.M. Rilke, Die Sonette an Orpheus

foto opera Zen

‘La passione bruciante non è neppure accettazione e comprensione del nulla: ciò che si dice nulla è ancora cadavere; ciò che si dice splendore è il sangue che si versa e si coagula’, ha detto Georges Bataille in Sacrifices, e ancora: ‘ E allo stesso modo in cui la natura oscena dei loro organi, una volta emancipati, lega più passionalmente l’uno con l’altro gli amanti abbracciati, allo stesso modo l’orrore a venire del cadavere e l’orrore presente del sangue legano più oscuramente l’io che muore ad un vuoto infinito’. Un quadrato bianco su fondo nero e ,forse, gli stessi inauditi collages anatomici di Picasso e di Braque, nei quali appaiono evidenti già alcune forme geometriche, come cerchi e rettangoli, il suprematismo di Malevic o il costruttivismo di Tatlin, poi,non aggiungerebbero nulla di nuovo a queste parole. La natura oscena permane, anche al di fuori e oltre lo stile polemico e le blagues de fort calibre che i disegni e gli scritti amano,scompaginandoli, provocare e alimentare, secondo quei casi di affinità,qui presenti e innumerevoli, tanto comuni in alcune intuizioni spinte alle loro estreme conseguenze. Come partecipando a corse ciclistiche e a gare di canottieri, mentre già si possiede un violino e dei fiori dipinti a spatola nella mano sinistra, chi osserva,metà dolicocefalo e per metà organicamente deviato nel fegato e nei reni, potrebbe,tra la presunzione e l’esattezza di una radiografia clinica,rilevare qui tre sezioni differenti, altrettanto arbitrarie nel loro innato impeto di sincerità da vergine renitente. La trasparenza psichica dello zen oppure, per ogni cosa detta e per tutto taciuto, l’immobile luce di acquario in nudi a volte klimtiani e a volte da scrittura automatica e medianica, così come la stessa commistione corale nelle tecniche miste, non sono alla fine che una stessa identità espressiva, un errore giudiziario in corsa su un filo formato da tre diversi elementi, eppure intrecciati e amalgamati tra loro da una sorta di scelta antologica. Non differentemente da una grande villa in stile floreale, ogni elemento vi interviene, allo stesso modo e in ogni tecnica, con i relativi materiali utilizzati, esperito un momento e subito dopo abbandonato: arie fuori moda, peti vaginali, stucchi e caotico disordine,dietro cui si sente il bisbiglio di fanciulle rinchiuse in un’arca materna e nel contrasto di colori, alla luce violenta propria dei giochi olimpici. Il soggetto, anche fino al limite dei paesaggi o delle nature morte, non tradisce l’approssimazione di questi problemi pittorici: ne è semmai un evento occasionale, una sorta di separazione dei piani, al solo scopo di una loro accentuazione e di geometria, seppure apparentemente corporea, del pensiero. Si tratta sempre e comunque di un io che muore ad un vuoto infinito, in cui non ci sono Maestri dietro i reticolati, e meno che mai ronde di notte per l’ozio tranquillo di avvenimenti socialmente acquisiti. Dietro e accanto ad ogni opera,in una sezione o nell’altra, c’è sempre uno specchio che ne riflette il divenire, il quale, nell’impermanenza e separandone i piani,accentua di volta in volta l’effetto di rilievo delle figure singole o multiple che vi si vogliono rappresentare. E ancora: sinestesia o arabeschi astratti vanno solo visti come intendimenti esistenziali, o meglio ancora come furori iconoclasti nei riguardi di un certo trasudare presente nei disegni a volute cosmiche ,intesi più come simboli della creazione che per un innato bisogno di spiritualizzare la vita. Non ci sono soluzioni di continuità tra una sezione e l’altra, così come non ci sono punti fermi poiché , già un attimo dopo ogni paralisi elettrica presente nell’ispirazione del momento , qualsiasi dominio dell’elemento raffigurato avrebbe prodotto,con ogni probabilità, esiti  e risultati del tutto differenti. Questa amputazione dalle preoccupazioni innumerevoli è dunque solo il processo per una sorta di manifattura spontanea, attuata con materiali diversi e tecniche simili a quelle dei sobillatori dei piccoli villaggi, ricoperti di neve durante l’inverno: le nuvole bianche e nere vi arrivano all’improvviso, mentre, tra i broccati della realtà, e proprio al centro delle sue tenebre, vi disordinano un gruppo inizialmente impeccabile, ma proprio per questo senza fascino e senza segreti. All’inizio c’è soltanto un foglio o una tela bianca da riempire di nuovi oggetti, uno splendore di sangue che si versa e si coagula, e che,per questa ragione, va ordinato idealmente ed esplorato in ogni suo angolo. Ci sono riferimenti, senza che però vi siano mai Maestri,come non ci sono magnifiche fioriture, crisalidi e passioni, ma solo osterie odorose di sigari e vino rosso: non c’è culto della linea né criptico intendimento del geroglifico, ma solo una viva,onnipresente ed epilettica intuizione del colore. Ciò che si dice nulla,in effetti, è ancora cadavere. Allo stesso modo, affermare equivale a negare. Maestro e allievo di nessuno, oltre ogni facile evocazione, oltre e senza il giro chiuso dei pensieri di ideali e di più alte realtà, non celebro le macchine, gli ascessi decisivi e i sortilegi cariati dell’abbrutimento, non meno che la moda, i segni e i gusti di un’epoca che ritengo comunque del tutto priva di ogni reale interesse. Il punto prospettico,alla fine, anche se a volte pericolosamente facile al risveglio di un enorme sconvolgimento ,eppure senza alcuna effrazione, coglie meglio di tutto l’essenza, ne celebra l’immaginazione e la scopre, rivivendola per affinità frequenti, tra stendardi e fontane riempite ora di merda e ora di petali di rose , ma comunque e sempre per più di quella che in effetti essa è.

Antonio Della Rocca
12 febbraio 2008



Il testo che segue integra e conclude,anche se in premessa, quello qui presente nella Sezione La Critica, concernente Critici, Mercanti d’Arte e Audience e quello, dal tono esplicitamente e volutamente misogino, sotto la voce L’Artista. Anche esso è stato scritto da Rodez, sotto forma di lettera poi firmata sul marciapiede che fa angolo tra Boulevard Raspail e Montparnasse,  lettera preceduta dall’immagine-orinatoio di Duchamp e redatta nel febbraio 6191 per Voce del Doppio,Artista e già Autore di 391.

‘Caro signore e amico,ho già avuto modo di parlarle del Bastone di San Patrizio che io, Antonin Artaud, non ho mai smesso di portare con me a Parigi dal maggio 1937 al 12 agosto dello stesso anno, vale a dire 4254 anni fa, e delle mie considerazioni,che spero siano state di suo gradimento,aventi per oggetto la rivolta contro una realtà intollerabile, quella muliebre e i suoi ridicoli orpelli, in modo da ripristinare l’essenza stessa e la condizione del Divenire. So della vistosa brioche  che lei porta,alla presenza dei suoi 12 bambini, costantemente nella narice sinistra,perché l’ho visto con i miei stessi occhi,e perché lei spesso ha avuto modo di parlarmene nelle sue diverse considerazioni. Ma volevo qui dilungarmi più nello specifico su un argomento, su una sorta di identificazione,e allo stesso tempo una salvaguardia, dei furori collettivi dell’uomo. L’odio innato e il disprezzo che nutro per il mio simile,come ne è a conoscenza, è grande almeno quanto la mediocrità dello stesso ,e tutta la mia arte,una volta impadronitasi delle preoccupazioni specifiche,non è altro che un desiderio di innalzamento al livello di un’emozione capace di dominare i tempi al solo scopo di sovrastarlo. La mia arte è per me stesso,e per nessun altro, chiunque altro, in quanto comunque incapace di comprendere anche le poche verità elementari e che,per preoccuparsene, attende che queste diventino atti, attraverso terremoti,epidemie,guerre e carestie giustamente inflitte. Il tempo è la sola legge, e da parte mia continuerò a disarticolare ogni cosa,dallo stato e il suo potere alla famiglia,dalla religione all’ossequio elettrico per un sesso che ha il costante, maleodorante olezzo di ragadi vulvari e di mestrui sempre insufficientemente detersi, in questo mondo e nella vita degli universi,per la semplice ragione che il tempo sono io. L’essere umano,ad esclusione della stirpe di pochissimi eletti dal destino, compresi quelli che cantano durante il supplizio, è un animale irrimediabilmente ferito,un animale malato che si muove come una bestia o come l’individuo spaventato dei tempi primitivi, una specie di sogno nauseante che ho sempre osservato come un albero,tra l’epidermide delle mie mani, perché io solo non ero morto né distrutto,ma solo nel corpo da qualche altra parte. Per questo ho sempre seguito,insieme all’onestà e al mio onore, il disprezzo,la brutalità e l’acredine per una realtà verso cui non ho mai nutrito alcun rispetto, dal mistero dell’utero e del mio stesso ano,e che non potrò mai amare,insieme agli infiniti parassiti mentali che mi circondano, del tutto incapaci di ogni spirito di consapevolezza. L’anarchia,senza ordine né legge, così come gli stessi comandamenti, soprattutto se religiosi,non potrebbero esistere senza il disordine stesso insito nella realtà: di fatto esiste,però, soltanto un essere miserabile,tra merda sudore sangue e urina,di una forma che con la sua misura e i suoi appetiti tenta ad ogni costo di affermarsi,senza dio,e senza dubbio senza alcun principio innato. Amo scandalizzare il mio prossimo per la semplice ragione che lo detesto profondamente ,e prediligo la lotta, i colpi diretti al cuore, gli esplosivi mercurici ,le emanazioni nervine e le distruzioni di ogni genere: difatti, non ho mai prediletto l’atmosfera delle case degli uomini così come il loro odore miasmatico,e non ho mai accettato di contaminarmi con esse. L’aria che divora il suo ventre,l’aria dell’uomo,da dentro,puzza sempre di meno delle sue parole gonfie di pensieri e di presunzione senza scopo. Bisogna pagare degli ignoranti con il denaro di ogni giorno,e buone parole per trasportare l’oppio che addormenta le coscienze, anche solo per quello che valgono, e fucilare i soldati per vestirsi con abiti civili. Le collere erranti di quest’epoca,come di qualsiasi altra epoca, del resto, non mi interessano,perché non ho alcun affetto,stima e amore dell’uomo e dei suoi raggiungimenti,qualunque essi siano: nulla di ciò che la ragione o l’intelligenza possono raggiungere,io credo, è infatti spirituale, e questo lo ho affermato già molto tempo fa. Ma ora non posso che confermare questa mia intuizione e opinione ,perché in ogni sentimento autentico esiste una forza rara che impone a tutti il rispetto. Perché,ho detto ancora,l’uomo si batte fuori? Perché,rispondevo quasi a me stesso, dentro è la sua anatomia a fargli guerra: tutti e nessuno,mi è stato risposto,il caso lo spirito malvagio e il niente,ma ebbene no,né tutti né nessuno,né il caso,né lo spirito malvagio e neppure il niente,ma solo l’uomo per quello che esso è di fatto,incredibilmente brutto,ridicolo e miserabile sotto i suoi broccati e vestiti di seta,eterno miliardario soltanto nei propri inutili sogni di potenza e di comando. Alla fine,oltre pochi amici e il mio cane,che adoro sopra ogni altra cosa, non ho relazioni,e comunque non ne voglio: la massa di carne che vale nella e per l’anatomia generale,soprattutto nei ridicoli prodotti di scarto costolare,non mi interessano,e questo lo dico a ragione poiché l’anatomia generale dell’essere umano è da secoli monca,in quanto improvvisata, L’anatomia umana è falsa,e io lo so,per averlo provato realmente dalla testa ai piedi. E la questione che si pone è quella di sapere se bisogna provare ad orientarli,gli avvenimenti,accelerandone il ritmo nel loro verso,o se per caso non valga la pena di lasciarli correre,fino a che l’ascesso si svuoti da sé, ma una volta per tutte,e per davvero. Non saprei dirlo. Dal canto mio,per un certo numero di necessità imposte dalla natura, ma anche fiutando gli avvenimenti,mi auguro un succedersi di disastri, naturali ed artificiali , in modo da farli evolvere in un corso vantaggioso,e comunque efficace. In una realtà in cui milioni di persone hanno a mala pena di che conservare la forza sufficiente per vedersi morire di fame, io auspico rivolte inevitabili e salutari,con un notevole trasudamento di forze,energie e di sangue,in modo che questo capolavoro malriuscito,definito ora uomo ora la sua menomata derivazione costolare, possa ruotare intorno al suo stesso sacrario,e perché venga infine fermato con ogni mezzo,paralizzato e avvelenato per l’elettricità delle sue troppe braccia e gambe, che in ogni caso lo formano. Non lo ho affermato io: la più semplice azione sarebbe scendere in strada brandendo due pistole e iniziare a sparare alla cieca sulla folla. Chi non ha mai avuto voglia almeno una volta nella vita,si diceva, di fare piazza pulita con il miserabile principio dello svilimento e dell’istupidimento, è chiaro che appartiene alla folla, e la sua pancia è costantemente sotto tiro. I delitti di ogni genere. il crimine e l’omicidio,soprattutto se casuale, sono del tutto necessari alla natura e alla stessa società,che del resto ne legittima l’uso,a condizione che sia collettivo e non individuale,attraverso guerre, sevizie e continui avvelenamenti quotidiani. In altre parole,io penso,e credo a ragione, bisogna che l’occulto continui il suo percorso integrale di carne e di sofferenza. E questa non è una parola o un’immagine senza conseguenza alcuna: ciò significa che l’essere umano,chiunque esso sia, è destinato a perdere prima o poi, materialmente e fisicamente,la sua identità, Ogni fiducia riposta nell’uomo è inutile e vana, sempre e comunque: e del resto l’unica funzione degli altri è quella di farci comprendere lo splendore della nostra solitudine. "Presque tous nos malheurs nous viennent de n'avoir pas su rester dans notre chambre", dit un autre sage, Pascal, je crois, rappelant ainsi dans la cellule du recueillement tous ces affolés qui cherchent le bonheur dans le mouvement et dans une prostitution que je pourrais appeler fraternitaire, si je voulais parler la belle langue de mon siècle". Io credo,perché vivo recluso in questo corpo di carne e vomito ,al veleno messo ogni giorno nelle mie pietanze dal mio stesso simile,e all’incapacità di procurarmi i medicinali necessari per guarire da questa narcosi,non fossero quelli di demoni che si moltiplicano,e della necessità assoluta,diventata ormai inevitabile, di un inevitabile spargimento di sangue. Attorno a me vedo agire, in blocco e a gruppi, moltitudini di individui procreati da uteri infetti al solo scopo di denutrite il mio essere e di paralizzare le reazioni della mia anima e della mia coscienza esasperata,in modo da succhiarmi ogni giorno il cervello e il respiro in fondo al loro stesso stomaco e ventre,quando per onestà intellettuale ho voluto reagire contro di esse. Non accetto le scuse di alcun ipotetico dio all’uomo,per averlo creato, così come non accetto alcuna giustificazione da parte del mio prossimo: del resto le leggi di causa ed effetto,operanti nella natura,dicono molto al riguardo, e non è necessario altro che adeguarsi ad esse. L’idee de dieu est, je l’avoue, le seul tort que je ne puisse pardonner a l’homme, aveva scritto Monsieur le 6,  prigioniero nella cella del mastio di Vincennes: ma anche così, pur essendo di un disordine impeccabile, ciò è privo della constatazione di tutti quei sortilegi determinati dall’abbrutimento quotidiano, imposti da ogni convivenza. Lo ripeto,dopo uno spaventoso attacco di dissenteria,mentre,da una parte, credo di abitare dalle parti di Quai du Louvre,ma dove in realtà vado a cavallo presso i Tarahumara: la più semplice azione sarebbe scendere in strada brandendo due pistole e iniziare a sparare alla cieca sulla folla. Bisogna assolutamente,proclamare adesso a chiare lettere che questi sortilegi esistono,e che a causa loro esiste ogni massacro e turpitudine, perché gli esseri umani, da sempre indegni di questo nome,sono una legione,alle cui azioni tutti,o quasi tutti,partecipano,e verso cui,personalmente, nutro, adesso e per qualsiasi possibile eternità, ogni risentimento possibile. Multitude, solitude: termes égaux et convertibles pour le poète actif et fécond. Ricordo nei petits poèmes en prose la frase, dopo la lettera dedicatoria inviata ad Arsène Houssaye. Qui ne sait pas peupler sa solitude, ne sait pas non plus être seul dans une foule affairée. Il est bon d'apprendre quelquefois aux heureux de ce monde, ne fût-ce que pour humilier un instant leur sot orgueil, qu'il est des bonheurs supérieurs au leur, plus vastes et plus raffinés. Les fondateurs de colonies, les pasteurs de peuples, les prêtres missionnaires exilés au bout du monde, connaissent sans doute quelque chose de ces mystérieuses ivresses; et, au sein de la vaste famille que leur génie s'est faite, ils doivent rire quelquefois de ceux qui les plaignent pour leur fortune si agitée et pour leur vie si chaste.
Detto questo, come di consueto, un caro saluto a lei, a Jeanne Paulhan, e alla mia amatissima figlia, probabilmente adesso in casa di Antonin Nalpas.

Rodez, 1 Rue Vieux Saint, RODEZ, Aveyron ‘



ALCUNE CONSIDERAZIONI CIRCA LO STATO,LA FAMIGLIA,LA DONNA E LA RELIGIONE

‘Un caro saluto a lei, Jeanne Paulhan, insieme alla mia amatissima figlia: le scrivo adesso come Antonin Nalpas, in 1 Rue Vieux Saint, a Rodez., sopra una cassapanca di acero e palissandro, che si dice essere appartenuta allo stesso San Patrizio, e il cui Bastone,come sa, non ho mai smesso di portare con me a Parigi dal maggio 1937 al 12 agosto dello stesso anno, vale a dire 4254 anni fa. Su di essa, tra alcune cerniere e la serratura con chiave, sono poggiate delle kokeshi dipinte a mano, al centro di sakura profumati, lanterne e bambù attaccati alle mani e ai piedi: ma non di questo particolare, accennato una settimana fa alla Signora Schramme a Bruxelles, al numero 8 di rue des Melezes, le volevo parlare. Desideravo qui solo aiutarla a decifrare a chiare lettere una nozione, una diga eretta che da sempre mi ha sottratto,come in un’assoluta alterità dallo stato delle cose, all’imperativo dominio dell’utile, per una sorta di identificazione,e allo stesso tempo per una mia salvaguardia da uno, tra i tanti, furori e deliri collettivi dell’uomo. Volevo appunto metterla a parte della mia condizione di estraneità ad una realtà intollerabile,lungi dal voler demolire un’istituzione per installarne un’altra al suo posto, ed esporle così, in una qualche maniera almeno misurabile e plausibile, alcune considerazioni su certi poteri costituiti, insieme al loro attuale dominio del futuro sul Presente. Essi,in quanto totalmente opposti a quella catastrofe che è la rivolta non sono, nella loro più intima essenza, affatto diversi da una qualsiasi nozione di tipo religioso : in altre parole hanno valore solo fino a quando la massa vi crede, o finge di crederci per le più diverse ragioni. Essere ostili ad ogni religione è ,come ebbi modo di dire ad Alain Cuny esaurita l’esperienza manicomiale, prima di tutto, una ribellione e un’ingiunzione interiore: di tutte i poteri,sia costituiti che occulti, che affliggono l'umanità, quella religiosa è infatti  senza dubbio la peggiore. Tutte le altre forme di tirannie si limitano, alla fine,  al solo mondo in cui ci troviamo costretti a vivere nostro malgrado , là dove essa cerca di estendersi oltre la morte,in un modo tale da poterci poi  perseguitare per ogni l'eternità immaginabile. Dopo quattro anni,in cui non ho più mangiato quando avevo fame, e sette di denutrizione a causa dell’arsenico messo nelle mie pietanze, ho imparato almeno questo: che quanto più l'uomo è religioso,  tanto meno sa,e quanto è più ignorante, tanto più è governabile. In altre parole il dio di cui si parla non è altro che un’ entità astratta e non definibile, entre la comprehension et la foi,il doit exister des rapports immediats,la comprehension n’agit point,la foi est morte,et ceux qui,dans tel cas pretendraient en avoir,en imposent. Su una tale abominevole infiltrazione della coscienza si può dire tutto e il contrario di tutto. La teologia,protezione e difesa dalle magie sataniche? Oppure, in altre parole, lo studio del nulla basato sull’immaginazione e le apparenze corporee,quando la realtà delle cose in effetti,è molto più semplice: l’universo è tutto il dio che c'è,e non esiste nulla,come il mio ultimo ricovero di Ville-Evrard, al di fuori di esso. Oltre a questo,costretto alla camicia di forza, intossicato e messo in cella,dal canto mio, infelice al punto da non riuscire più a sopportare di vivere, mi sono sempre rifiutato di adorare un simile dio, che mi avrebbe creato imperfetto solo per potermi un giorno giudicare e punire. Ed è evidente che i preti sono come uccelli rapaci: vivono e prosperano sulle disgrazie delle persone,e sulle loro esistenze diventate,come la mia, simili ad un fardello orribile. Essi a tale scopo,e per nessun altra ragione, alimentano paure e pregiudizi,terrorizzati solo da chi possa mettere in dubbio la perdita di un dio,in cui,del resto,essi sono i primi a non credere. Constatare l’assenza di dio non è una filosofia, e non è nemmeno una concezione del mondo: è semplicemente un'ammissione dell'ovvio, un impulso del cuore e della coscienza,perché la coscienza non può mai rinnegare se stessa, per quanto la vita,il tempo e il male di esistere possano indurla alla dimenticanza. E’perciò ora che ammettiamo che la fede altro non è che un’emanazione viziata, una deviazione interiore che i fedeli si danno a vicenda per continuare a credere , proprio quando manca ad essi ogni ragione plausibile per farlo. Mio caro amico, il potere ecclesiastico,lei lo sa e ne conviene con me, da sempre mente,mostrando di deplorare le ingiustizie del mondo e gli abusi di pochi uomini a danno di molti: eppure di fatto,e allo stesso tempo, esso non ha mai smesso di inculcare a quei molti la spirituale necessità della rassegnazione, e dunque l’obbligo di sottomettersi e di rimanere schiavi. I preti, infatti, sanno bene che il vero potere del visibile trae origine dalle menzogne sull’invisibile, in quanto deliberata coltivazione dell'ignoranza su un oggetto ritenuto stabile.: e non l’ho sempre affermato anch’io ,del resto? La maladie de l'homme c'est la coscience, la maladie de la coscience c'est dieu. La rivolta deve dunque diventare una sorta di fermento doloroso, una brace infuocata su cui eiaculare, un gesto estremo o anche,come è stato affermato, una suora che si spoglia davanti all’altare. E’vero difatti che ogni vera insurrezione, in una maniera non differente dall’arte, e proprio per tale motivo, poiché ha lo scopo di liberare dal tempo ordinario e servile, paradossalmente non può mai realizzare il suo fine:  piuttosto è fine a se stessa, in vista soltanto di una gratuita demolizione da quello che è la coscienza dominante aggrappata a tutte le sue illusioni. E, d’altro canto, che cosa è mai l'arte,se non una detonazione, un gesto estremo e un sabotaggio deliberato alla sostanza stessa di ogni autorità e oppressione della coscienza? Il suo compito primario è fare rivolte, e sconvolgere così l’ordine costituito,qualunque esso sia,fino ai momenti convulsivi della sua fine. La mia arte,non diversamente dalla mia anima, è un tempio sacrilego al di là di ogni nozione sostanziale di verità,di bene e di male, la cui comprensione del nulla  risuona solo di rivolta e disperazione, nella notte deserta dopo le ultime rivelazioni . Il ricorso ai mezzi estremi, per ottenere il cambiamento, non sarà dunque la rottura d'un sistema pacifico di leggi per una causa insensata, in un bagliore raggelante e vertiginosamente infinito, ma sarà il rovescio d'una guerra che l’ ordinamento giuridico politico in quanto potere, e tutto quanto gli è connesso, non cessa di condurre sotto ogni forma. Il fatto è evidente ad ognuno e come irto di punte metalliche acuminate : il complesso di regole di cui si impone l'osservanza è stato pensato ed esercitato esclusivamente per il dominio di coloro che lo ignorano, o per i quali le difficoltà di sopravvivenza non consentono di rispettarlo, nello stesso modo per cui, quando lo stato si prepara ad assassinare, si fa chiamare patria. L'intera società,così come la famiglia che ne è alla base, può essere considerata come un corpo irrimediabilmente malato,e di essa ne ho già previsto  distruzione attraverso il fuoco,come ha avuto modo di leggere nell’edizione Denoel di 4254 anni fa.
Ho sempre reagito contro la famiglia per il semplice motivo che da sempre l’ ho considerata il baluardo del potere,dell’oppressione,della peste e della carestia : non è forse vero che ,dentro le quattro squallide mura della sua casa, come in una trincea, il padre,con il consenso della donna, si trasforma nel patriarca brutale che domina i propri figli, e, cosí facendo non fa che aiutare il mercato nero e ogni genere di mutilazione e di conquista? La famiglia ha il compito di educare dei servi, di rendere i propri figli disposti al matrimonio e alla riproduzione della specie,come un’ officina a favore dei sempiterni profittatori del potere. Il padre, insieme alla madre nel suo ruolo abituale, sono i veri rappresentanti dell’autorità statale all’interno della famiglia:. lo stesso atteggiamento, che si ritrova nei reticolati e nelle epidemie degli alienati,e  che essi esigono dai figli, lo stato lo pretende dagli adulti. Nella nostra epoca che sta morendo, la mancanza di senso critico, lo stesso divieto di protestare, il non avere nessuna opinione personale caratterizzano tanto il rapporto di fedeltà familiare che i figli hanno con i genitori, quanto quello dei sudditi con lo stato e le diverse istituzioni. Da molti anni non mangio del riso, né un piatto cucinato con dell’olio,del burro o del grasso e so che alcune persone in certe case si riuniscono nottetempo per fare dei pasti contenenti tutte quelle sostanze,e per stregarmi quando dormo. Dunque sono consapevole di quanto dico: religione e famiglia sono strettamente legati tra loro. Ed è un fatto che nella religione l’immoralità ha trovato in tutti i tempi sostegno non meno della moralità, in nome di una credenza a prescindere dal suo rapporto con la realtà, e proprio come una qualsiasi illusione o un qualsiasi sortilegio rinunciano alla propria convalida  Cosa è mai,alla fine, la religione,se non un esercizio filologico su verità supposte, la cui sola garanzia sarebbe un ipotetico mistero divino?. Ogni mattina,al mio risveglio,vedo un’enorme folla che mi viene a dire: abbiamo preso le tue forze,non ti torneranno più,adesso tu non puoi più colpirci per avere ragione del nostro egoismo e della nostra lussuria,sei privato di tutto,sei affamato e debole,noi abbiamo tutto ciò che ci serve,noi possediamo la tua testa e le tue idee. Ecco perchè nella religione la fede è premessa, mezzo e fine, e per chi vive in un contesto dove stanno prendendo corpo grandi rivendicazioni e scontri sociali, appare evidente che l’uso che se fa come grande imbonitore di massa non funzionerà più a lungo. L’illusione religiosa,come la stessa istituzione familiare, è destinata ad esaurirsi, perché la voce della coscienza non trova pace finché non ottiene ascolto, e lo dico anche se io scrivo soltanto per gli analfabeti, al centro di una disperazione che bisogna estinguere. Ogni ostia consacrata. ogni stendardo nazionale,ogni e qualsiasi drappo di stoffa, copre tutti i tipi di crimine, menzogna, sopraffazione e delitto: prima ho parlato dei furori e deliri collettivi dell’uomo,e va da sé a cosa intendevo alludere. Il contratto sociale ,insieme alla ferita e alla spaccatura che lo costituisce dall’interno, insieme ai sussidi di disoccupazione e ai trecentomila disoccupati della regione parigina, è destituito di ogni fondamento, e consegnare allo stato,alla famiglia e alla religione ogni legalizzazione della violenza non è solo il riconoscere un principio insitamente conservatore. Il riconoscere un principio che è falso, deve condurre ad altre conseguenze: perchè è invece vero che il potere costituito amministra la violenza ad uso e consumo della classe dominante, l'aspetto controffensivo in anticipo sull’attacco e le rivolte di domani. Se lo stato e religione annientano con la loro azione repressiva e di sterminio coloro che si oppongono, e proseguono perciò ad osteggiare chi ha abbandonato ogni identità al conformismo corrente, io penso allora che sia legittimo non stare solo a guardare passivamente. Alla brama di un’estasi sadica si può rispondere solo con una reazione che non dissimuli drappeggi dorati:  nelle attuali condizioni di debolezza e di disorientamento generale è un’enorme illusione credere che l’animale da preda,con l’aria di un ventre che lo sconvolge da dentro,  possa avere interesse ad aprire uno spazio per soluzioni pacifiche a tutti i conflitti interni che lo sconvolgono. Dietro i diversi programmi, quasi sempre dalle apparenze ordinate logicamente, ma in realtà sprofondati e annientati dallo loro stessa natura e dalle innumerevoli esecuzioni capitali, intendo dire quelli di miglioramento e di benessere, non si nasconde altro proposito che quello di creare ulteriori illusioni e false aspettative, in modo da poter accentuare così la repressione  Gli ordinamenti ,per loro stessa natura,dopo che hanno fatto saltare via troppe braccia e troppe gambe dai corpi che le tenevano insieme, non rinunceranno a sfruttare e ad opprimere: pretendere che possano fare altro,a parte l'assurdità di supporre un loro suicidio, può solo nascondere la mancanza di una volontà reale per continuare l’opposizione al loro terrorismo e alla loro sovversiva aggressività. Mio caro amico,lei aspetta la rivoluzione. E sia! La mia è da molto tempo cominciata,almeno da quando ho compreso definitivamente che per l'uomo,ideatore di una simile follia, non esiste altro inferno al di là della stupidità e della malvagità dei suoi simili. In questa realtà, assassinata dalla polizia lungo le strade di Dublino, sembra che non si faccia altro che parlare di donne, che sono poi alla base di ogni famiglia,stato e religione. Ogni donna puzza, di sudore,prostrazione e sortilegi, non mi stancherò mai di ripeterlo, tanto che potrebbe persino giungere a credere nelle proprie menzogne, e porsi delle domande della quali sa già la risposta. La donna, vale a dire questo imbuto creato solo per una avvelenata e reclusa elaborazione del seme maschile, di bassa statura, a ragione brutalizzata e malmenata in ogni angolo del mondo, rachitica e di spalle strette, con i fianchi larghi e le gambe malferme, puo' essere chiamato il bel sesso soltanto da un intelletto accecato dall'istinto : in poche parole, tutta la bellezza di questo fenomeno inusuale, martirizzato e malaticcio per due terzi della sua vita, risiede solo in quell' istinto e attraverso i mezzi di coercizione di cui è fatto oggetto. Detto questo, e in attesa della catastrofe come definitivo assorbimento nel nulla e in ogni sprofondamento di una perdita senza misura, per ora la saluto: le affido questa lettera perché ho saputo dal mio amico Delanglade che adesso abita presso il dottor Ferdière e che mi ha trasmesso la notizia attraverso Claude-Andrè Puget. Porti naturalmente i miei auguri al comune Amico,noto per la vistosa brioche che reca costantemente nella narice sinistra,e ai suoi 12  bambini, abbandonati dalla madre appena nati tutti insieme, sul marciapiede che fa angolo tra Boulevard Raspail e Montparnasse.

Antonin Nalpas, Aveyron’




Otto Dix – Mirror, 1921

Otto Dix – Mirror, 1921

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