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L'Artista

Autoritratto,10 ottobre 2009
Antonio Della Rocca è sempre stato predisposto, allo
scrivere - ha avuto dei testi pubblicati ,ma per maggiori dettagli,si
veda qui la sezione dedicata ' L'Uomo '- e al
dipingere.
Suo riferimento ideale è stato Matisse, suo riferimento
culturale Gauguin, almeno nella prima fase di apprendimento risalente
ad alcune vite fa.Tuttavia è andato ben al di là di tali presupposti,
creando, negli anni, uno stile del tutto personale,di ricerca e profondeur
, di connaissance e sintesi sistematica.Anche
perché, affascinato dalla cultura zen, ne è stato profondamente colpito
e impregnato.
Attualmente,insieme a qualche realizzazione e agli
spunti teorici della'pittura organica' e dell''arte
sinestetica globale' , crea ritratti, per lo più femminili,
su carta con matita o carboncino, composizioni, sempre su carta, miste
in cui si alternano e confondono olio tempera papiers decoupes
(Matisse,ma anche dada e Leger) e anche pastelli ad olio, calligrafie
zen e figure (si potrebbe affermare 'geometriche'in senso
post-costruttivista) sempre zen,ed alcuni dipinti ad olio, tra un certo
Braque e una certa Stepanova,sempre rivisitata e trasfigurata.
Eterogenei i titoli, da 'vista dal ponte Mirebeau'
(dedicato ad alcuni versi di Apollinaire), a 'notturno', a 'luci a
Saint-German-de Charonne', a 'sull'arabesque n.2 di Debussy' a 'nudo in
attesa del tram' etc. come si nota,a colpo d'occhio, capovolgendo le
sue tele..
Punti di riferimento della sua attività creativa,in
genere, sono William Blake, Dylan Thomas, l'underground e l'arte
espressiva zen. Adora Baudelaire e Rimbaud, Artaud e
Lautreamont,Matisse e Klee nella pittura,senza tralasciare il dadaismo,
e Morrison nella musica
Nella dimensione temporale corrente, dopo vari
spostamenti, vive là dove, vecchio e sanz'arme (la citazione è sua), è
nato, e dove svolge - adesso roseo e paffuto,per il tempo a
ritroso,avrebbe detto Huysmans - come attività principale quella di
broker, senza eccessivo entusiasmo, e perchè costrettovi - dal peccato
originale in poi - dalla necessità di guadagnare il pane con il sudore
della fronte.
Come accennato, l'attività del dipingere,così come
quella dello scrivere rientrano, a pieno titolo nel quadro
dissacratorio e provocatorio di una 'forma mentale
' irriducibilmente aliena , seppure,sempre a dire dell'Artista stesso,
non ancora del tutto ed irrimediabilmente 'alienata '
.Difatti,nella fabrication -fleuve verte et
arc-en-ciel joyeux- meccanica delle sue opere:
chaque nuit c'est un flambeau
e
les coqs s'epuisaient en fanfares
vale a dire priva di regole ma densa di movimenti c'è
sempre la trasposizione esatta, qu'un cul de dame damascene
,dell'attimo irripetibile e fissato per sempre: ombra aliena
di chi crea e dice a se stesso:
en deuil de moi-meme
Penna o carta da incollare non fa alcuna differenza,
alla fine. Questo è colui che,a volte,si fa chiamare Anton Cordelo
Alcia,che ora dipinge e ora scrive,anche se in genere predilige il Segno
Essenziale e la comunicazione senza parole.
Si diceva nella sezione ' L'Uomo':
Attualmente sta lavorando alla cd. 'pittura organica'
(così definita per l'utilizzo, oltre al materiale inanimato consuetola
carta,la tela,l'olio etc... di quello, appunto, organico e vivente come
l'urina, i petali dei fiori, i vari tipi di deiezione , la fourrure di
una vulva). Oltre a quella, in gran parte teorizzata e solo raramente
esperita nel prodotto finito, per ora chiamata 'arte
sinestetica globale' o fusione delle diverse Arti.

NATURA MORTA CON VOLTO BLU (acrilico e olio su tela)
Non amo in genere imbottire con stoffe di convenienza le
mie opere. E non perché in esse vi sia alcunché di particolarmente
criptico o esoterico, ma per il semplice motivo che quando possibile
preferisco lasciare a ciascuno, per il suo proprio livello di
coscienza,oppure per il grado culturale virato
brillantemente,l'opportunità di recepire quanto,in un dato momento e in
un particolare contesto,esso possa recepire per sua equivoca vocazione.
Farò un'eccezione per quest'opera,l'ultima assoluta in senso
cronologico,estraendo a caso le parole da un cappello,solo per
rispondere ad alcune tematiche che, come peti clericali, mi sono poste
di continuo,e anche per gettare più luce sulla mia ultima produzione in
generale.Un dato vi emerge immediatamente in tutta la sua evidenza, non
diversamente da un poema chimico o da una figlia di Duchamp nata senza
madre: l'opera non è astratta,e nemmeno figurativa, almeno
nell'accezione stretta del termine. Potremmo dunque partire da qui, da
questo dato che è una costante in tutte le mie realizzazioni
creative.Come nei quadri dall' impostazione più evidentemente
'astratta' vi sono sempre patere in legno tornito e innesti,più o meno
allusivi,di genere 'figurativo' (ad esempio in quelli a tecnica
mista),così, e viceversa,nelle opere 'figurative' (i disegni a
carboncino) vi sono sempre intromissioni dal mondo della
rappresentazione astratta (una linea,un interno geometrizzato,la coda
del diavolo in bicicletta, una gamba doppia o un braccio volutamente
diverso, più grande o più piccolo dell'altro, sempre all'interno di
un'esemplarità estetica quasi sarcasticamente neoclassica che qualcuno
avrebbe definito acqua di colonia vertebrale). La ragione è evidente,e
va cercata in quel sesto senso, chiamato manas nella speculazione
psicologica buddista, ovvero nel mondo mentale con tutti i suoi
relativi contenuti da Krippen Spiele.
Di fatto noi tutti saremmo dotati dei cinque organi di
senso (il corpo,come comunemente si intende) e di una componente non
visibile,eppure sicuramente reale (la mente) attraverso cui percepiamo,
e in seguito rielaboriamo, tanto la realtà esteriore quanto quella più
propriamente interna,così da renderci capaci di creare ad esempio una
Gioconda dai baffi e relativo pizzetto oppure una storta maschera di
gesso di Beethoven. Le due realtà sono imprescindibili,strettamente
connesse e interpolate l'una all'altra, ed ogni loro delimitazione,e
quindi effrazione,come vorrebbe certo desueto positivismo da 3 o 4
gocce d'altezza,oltre ad essere fuorviante,è anche sicuramente inesatta
e destituita di fondamento. Da qui la conseguenza logica per
cui,volendo essere un'arte la più rigorosa possibile,non si può
prescindere da un aspetto a favore di un altro,come spesso si è fatto
nel corso dei secoli,e non solo nell'arte figurativa: come esiste la
cd. materia organica e quella inorganica (da cui alcune mie
considerazioni in merito, per un' applicazione,anche amorale, di questo
concetto in ambito creativo),la musica e il rumorismo,così e allo
stesso tempo, l'opera d'arte deve rendere conto sia della sfera
sensoriale e 'corporea'da cui il figurativo in senso lato,sia di quella
più strettamente psichica,con il suo connesso di arte astratta e
orfica.Vediamo dunque come queste considerazioni possano essere
applicate (come in un canovaccio dada 391) all' opera presa qui, come
modello,in esame:
<Subito,a colpo d'occhio,vi si notano i due
elementi: un volto femminile, blu e di profilo,da allumeuse,e in alto a
sinistra la testa,rasata alla maniera ascetica, di un uomo di spalle,da
una parte,e dall'altra degli sfondi,senza apparenti connotati
specifici,evocativi di musica rumorista e danze cubiste, in verde
giallo e blu. Questi due elementi connessi sono immediatamente
percepiti sul piano sensoriale ovvero,in questo caso,visivo.Tuttavia
una più attenta analisi ci porta ben altri elementi,e dunque
considerazioni,da cui far scaturire il senso, e il significato
d'essere, dell'opera in quanto espressione d'arte (in questo perciò
diversa,ad esempio,da una fotografia,da un dagherrotipo, oppure,per la
sua volontarietà,da certe casuali,bizzarre manifestazioni del mondo
naturale).Il volto della donna è pensieroso, e triste.Inoltre,e lo si
intuisce subito dal profilo lontano dalle ribalte,essa è bella,e non
troppo giovane: probabilmente si trova in quell'età in cui,alla
pienezza fisica,si associa il ripiegamento su sé,la meditazione e il
desiderio irrefrenabile.Potrebbe benissimo essere sui trenta
anni,qualche anno in più o in meno non fa differenza.Sicuramente
però,oltre che intelligente,è anche molto femminea e conscia di sé: lo
dimostra il grande orecchino giallo e quindi d'oro,con l'acconciatura
leziosa e civettuola dei capelli verdi che le scende lungo il collo.
Sta guardando fuori,oltre una convessa cornea rossa,il che dimostra che
si trova all' interno di una casa,molto probabilmente la propria,e
dietro una finestra. Il suo sguardo è fisso, malinconico e
pensieroso,da Cabaret Voltaire: soprattutto è uno sguardo come di
colpa,di chi ha perso qualcosa o qualcuno, irrimediabilmente,per cause
imputabili,proprie,e sicuramente reiterate nel tempo.Se lei è in casa,
l'uomo di spalle,allora di sicuro è all'esterno di essa,nella
strada,dove si è precipitato in cerca di emancipazione,di aria pura,di
libertà dalla presenza ossessiva della donna.Lui,però,vestito in giacca
blu e verde,sicuramente non è più giovane,e probabilmente neanche
bello:ha una testa blu rotonda con pochi capelli,e le spalle
strette,ricadenti.Come una copertina di Arp,con macchia nera su fondo
rosso e arancione ,sembra il contabile di una piccola fabbrica di Ford
oppure il cassiere di una banca elvetica in periferia: un uomo senza
particolari qualità,con il reddito certo e l'avvenire assicurato,ma
senza un vero presente e già interiormente morto prima del tempo. Forse
è scapolo o forse è separato: in ogni caso è solo,e la mestizia delle
sue spalle lo lascia intuire facilmente. Gli sembrava,tanto tempo fa,
un eone che adesso gli appare interminabile, di avere finalmente
trovato l'amore,e un senso alla sua vita monotona,di routine,del tutto
priva di stimoli e di interessi. Il faut être toujours ivre. Tout est
là: c'est l'unique question. Pour ne pas sentir l'horrible fardeau du
Temps qui brise vos épaules et vous penche vers la terre, il faut vous
enivrer sans trêve. Aveva trovato Lei, la donna dal profilo
blu. Era giovane e bella. Eppure,da subito,deponendo il mazzo di fiori
ai piedi di un manichino di sarta,aveva capito che non poteva
durare.Nevrotica,possessiva, tutta incentrata sul denaro e
l'emorroidario potere vaginale del sesso,era il tipo di donna che non
si può amare a lungo,lei che avrebbe dovuto rifuggire da subito,qualche
sera dopo il primo romantico incontro al ristorante del centro.
Adesso,a cose finite,se ne va. Incontro ad un paesaggio intensamente
giallo:forse è pieno giorno,non ci è dato di saperlo, e quel giallo
sono dunque i raggi del sole estivo che si infrangono contro i palazzi
a specchio delle grandi assicurazioni e multinazionali.O forse, più
presumibilmente,è invece notte fonda,e quella tonalità sono i lampioni
in ferro battuto,che gettano la luce forte e fosforescente,dai sentori
di mosto, sull'asfalto bagnato della periferia. C'è giallo sotto e
accanto a lui,anche dentro a quella che sembra essere una scarpa
femminile pesante,un passo dorato da prostituta in cui le cimici sono
di rigore.Ma è giallo anche dietro il volto blu di profilo,con un altro
occhio,staccato dalla testa, e che guarda lontano,un occhio della
coscienza sovrastato dalla passione,dalla macchia rossa che pure non
scompare. Una screziatura, un rettangolo rosso,che anche l'uomo ha al
suo lato,simile ad un'ombra della memoria non facilmente
cancellabile,un risucchio di ovaie scalciate sul pignone.E poi, l'uomo
e la donna sono dello stesso colore, con lo stesso blu dello spleen e
dell'introspezione,una all'interno e l'altro all'esterno, eppure la
realtà verde e gialla che vedono, che entra nelle loro vite e li
abbraccia,è la stessa.Forse non si tratta di un legame spezzato per
sempre.Forse è solo uno dei tanti inattendibili addii da innamorati
dopo la zuffa di Austerlitz.Mattino o notte che sia, domani comunque è
un altra giornata,di nuova igiene intima tra le pellicce addominali dei
mestrui colanti : "Je crois"-egli pensa:" qu'elle sent du bout des
seins".Forse sarà lui a rifarsi vivo per primo.Oppure lei.Non si
sa,nessuno può saperlo per certo..Questo il quadro, come un'opera
aperta,non ce lo dice.Lo lascia solo intuire.E ciascuno potrà,alla
fine, attribuirgli il senso,il fallimento o la speranza,variegati nel
verde e nel rosso, che vorrà ritenere più opportuno.Le pantin verse des
larmes de bois>
Questo,naturalmente,è solo un esempio,e nient'altro che
un esempio,come potrebbe scriverlo un Atleta delle Pompe Funebri.Il
quadro, la forma e la materia sono lì :ma come ci insegna la scienza
quantistica rettificata l'oggetto osservato è sempre plasmato,
modificato,dal soggetto percipiente (per cui si disse:" Je porte dans
mon gousset gauche mon portrait tres ressemblant: c'est une montre en
acier bruni"). Il primo di essi,ovviamente, è l'artista,in quanto
creatore dell'opera ex nihilo in un opulento ascesso. Ma altri occhi,e
coscienze,osservano la stessa forma e la stessa materia,e dunque li
modificano come il peto risucchiante di una vagina rituale in un
processo ininterrotto, piegata e progressiva nel suo manifestarsi
maleodorante. L'arte figurativa e quella astratta sono strutturalmente
diverse tra le diverse cancellature anemiche, ma non incompenetrabili,
come la materia inorganica e quella organica,l'urina e la merda secca
di Rimbaud :in altra sede parlavo di Produzione Inconscia e di Arte
Sinestetica intesa nella sua accezione globale. Passando dalla teoria
alla pratica,dal vapore alle cisterne di luna, forse questo volto
blu,con la sua natura morta (intesa non come rappresentazione di
oggetti soggiogati al tempo tra impreviste relazioni,ma come gogoliano
stato interiore),e l'innominato uomo di spalle,nuvola imprigionata
nella gabbia anch'esso senza pantaloni, hanno gettato maggiore luce su
una forma espressiva solo apparentemente,e volutamente,inintelligibile
nella sua molteplicità creativa (da un presunto n.13).
Antonio della Rocca - 2 settembre 2006
Annotazione a margine,del luglio 2009
A parte alcune composizioni,definite genericamente come zen (sarebbe meglio forse parlare,come ho fatto,di xenoglossie),e a prescindere da molte,la maggior parte,delle opere a carboncino (per un loro significato si rimanda a quanto scritto in prefazione,oltre che per NEW in home page,e alla voce Sezioni, citando Georges Bataille in relazione allo ‘stile polemico e le blagues de fort calibre che i disegni amano,scompaginandoli, provocare e alimentare’),volevo qui,marginalmente,riportare alcune considerazioni in merito alla sinestesia,e dunque alla sua rielaborazione teorica in quanto Globale all’interno di molte mie opere. Tralascio,per il momento,quelle evidentemente ‘astratte’- seppure il termine è improprio,e per ciò rimando ai numerosi interventi,qui e là disseminati nelle diverse sezioni del sito- oltre a quelle al confine tra l’astratto e il ‘figurativo’,per soffermarmi invece su una composizione molto recente.

Cito me stesso:’ Per sinestesi,o anche percezione simultanea,si intende quel fenomeno di tipo psichico attraverso cui si ha l’insorgere di un’immagine visiva in concomitanza ad una percezione di diversa origine sensoriale,di tipo acustico per lo più,ma che può anche essere tattile o sensitiva, come il caldo o il freddo o il dolore. Il fenomeno,naturale o indotto come nel caso dell’utilizzo di mescalina- viene generalmente interpretato come l’esistenza di complessi rapporti funzionali tra le diverse sfere dei sensi. Il linguaggio stilistico e semantico,dapprima,e già da tempo,ha spiegato questa realtà utilizzando un particolare tipo di metafora,detta sinestesia,attraverso la quale due parole si uniscono in legame stretto pur riferendosi,nello stesso tempo,a sfere sensoriali diverse… il concetto di accostamenti colore non è nuovo nella poesia,ma trova un esempio programmatico solo nella poesia ‘Vocali’ di A.Rimbaud,un componimento di associazioni multiple e inconsce: - A nera,E bianca,I rossa,U verde,O blu - Qui le associazioni di tipo sonoro precedono la ‘materialità’ del colore. In altre parole adesso l’Arte si fa veicolo di connessione tra gli elementi minimi,quelli dell’articolazione primitiva del suono, che diventa antecedente alla fluida terrestrialità del reale’. LES PARFUMS,LES COULEURS ET LES SON SE REPONDENT… ‘Nell’arte visiva classica-almeno fino all’impressionismo-il verde sarebbe stato ‘il verde’,e semmai,escludendo la crisi del soggetto percepiente, ‘un prato o le profondità abissali del mare’,ma sempre insomma uno spazio chiaramente individuabile e in qualche maniera chiaramente attingibile. Il soggetto-non modificante l’oggetto visto,e in contraddizione con quanto oggi appurato dalla stessa scienza quantistica-poteva al massimo rispecchiare o dilatare,a volte anche in maniera imprevedibile e parziale,questo spazio,ma in nessun caso la ‘complessità sconosciuta’ poteva giungere a rendere un prato o le profondità abissali del mare simili,se non identici,al silenzio o all’evocazione alfabetica… Nel linguaggio dell’Ignoto la realtà esterna diventa allora ‘condensazione analogica’,e nell’ambiguità dei sensi e dei significati del reale,tra sinestesie e simmetrie,si giunge dunque alla SOVRAPPOSIZIONE DELLE SENSAZIONI. L’arte visiva finalmente si apre all’alterità inconscia del pensiero,ricerca la pregnanza mitica dell’evocazione,e dunque si arricchisce dei diversi segni associativi: il silenzio e la U diventano verdi,ma anche e allo stesso tempo,il verde diventa assenza di suono oppure codice espressivo e primordiale della parola’. A nera,E bianca,I rossa,U verde,O blu. Qui,sulla sinistra,sotto la tenda di un gazebo,si notano,oltre ad un albero centrale,un tempio pagano ed un’altra costruzione,adibita probabilmente a luogo di rappresentazioni teatrali (e ad orgiastici rituali dionisiaci,come mostra il simbolo centrale). Più in basso il verde e il marrone della terra. Sull’estrema destra,in basso,l’angolo di una ringhiera a richiamare la prospettiva di un cielo riflesso,i giochi di luce,i prati di grano (arancione) e i fiori maturi,insieme ad un casolare sotto un’atmosfera densa di pioggia (viola),eppure in contrasto con l’azzurro chiaro sovrastante le due architetture classiche. A vista,E udito,I tatto,U odorato,O gusto. L’immagine è implicita,Ma,allo stesso tempo, sono implicite le altre quattro relazioni sensoriali dove LES PARFUMS,LES COULEURS ET LES SON SE REPONDENT:E (il luogo di rappresentazioni teatrali,oltre agli animali suoni della natura,il fruscio di foglie dell’albero,i tuoni del cielo centrale denso di pioggia), I (la terra e i diversi prodotti di realizzazione umana), U (ancora la natura,con i prati di grano e i fiori maturi, gli incensi e la mirra del tempio pagano),ed infine O (gli effluvi inevitabilmente connessi ai riti dionisiaci,i pasti obbligati degli abitanti del casolare). A vista,E udito,I tatto,U odorato,O gusto: si tratta di connessioni immediate. Ma naturalmente,come detto per l’altra opera:’ Questo,naturalmente,è solo un esempio,e nient'altro che un esempio,come potrebbe scriverlo un Atleta delle Pompe Funebri… L'arte figurativa e quella astratta sono strutturalmente diverse tra le diverse cancellature anemiche, ma non incompenetrabili, come la materia inorganica e quella organica,l'urina e la merda secca di Rimbaud’. A nera,E bianca,I rossa,U verde,O blu,ovvero: A vista,E udito,I tatto,U odorato,O gusto. Questo è quanto.’Porci mutilati, porci squartati, porci amputati, porci decapitati nei reticolati e nelle ghigliottine del potere, del potere discrezionale della guerra che fa la guerra,ed evita la pace, critici,mercanti e pubblico di intellettuali nascosti nella loro massa di carne da otto franchi al giorno: tutti costoro sono e furono sempre idee, convenzioni e nozioni che non hanno mai avuto alcun valore,se non quello di una lingua usata per farfugliare e leccare il culo del potere’. Al pari di Flaubert scrivo,e qui,nel caso,ritraggo, soltanto per me stesso. Come ho già detto nella prefazione ai miei componimenti zen ed haiku :’ Chi percepisce il messaggio è secondario,o per meglio dire non-esistente: ogni sua parola, nel merito, sarebbe simile a fiori rossi vaganti tra le nuvole -colme di pioggia, in autunno’.
Obscur et froncé comme
un œillet violet
Il respire, humblement tapi parmi la mousse
Humide encor d’amour qui suit la fuite douce
Des Fesses blanches jusqu’au cœur de son ourlet.
Des filaments pareils à des larmes de lait
Ont pleuré, sous le vent cruel qui les repousse,
À travers de petits caillots de marne rousse
Pour s’aller perdre où la pente les appelait.
Mon Rêve s’aboucha souvent à sa ventouse ;
Mon âme, du coït matériel jalouse,
En fit son larmier fauve et son nid de sanglots.
C’est l’olive pâmée, et la flûte caline ;
C’est le tube où descend la céleste praline :
Chanaan féminin dans les moiteurs enclos !
Sonetto di Paul Verlaine,1891
Riferendosi a questo acrilico, si è voluta dare una
dimostrazione pratica, anche se parziale, di ciò che si intende per
Arte Sinestetica, e di possibili sue applicazioni in ambito grafico.
Precedente e strettamente legata alle teorie della Pittura Organica,
anche per un dovuto riferimento a Paul Verlaine, con il suo Sonetto,
Paul Verlaine fecit et Arthur Rimbaud invenit ,del 1891 , poeta
mediocre e ricordato soltanto per la sua amicizia, anche erotica, con
Rimbaud, Reviens, reviens cher ami, seul ami, reviens, je te
jure, je serai bon ,voilà deux jours que je ne cesse de pleurer,
reviens…( scrive Luca Baldoni : il
3 luglio 1873 Arthur scrutava Paul che arrivava dal mercato con
un’aringa in mano per il pranzo – un quadretto di prosa così scorante e
insulsa che vi riversò sopra il suo dèmone più osceno, non aspettandosi
che questa volta il bene amato si precipitasse via in furia,
attraversasse tutta Londra sino ai Docks), è la Peinture du Trou du Cul
, altrimenti intraducibile per il beneficio di un certo clero e dei
benpensanti in genere.
L’uso dell’organo prensile che si trova all'estremità del braccio,
collegato a questo tramite il polso.
e
comprendente cinque dita,
la
parte più predisposta al senso tattile, in questa tecnica, che è anche
una vera e propria manifestazione creativa, va sostituito da quello di
ciò che è conosciuto come lo sbocco verso l'esterno dell'apparato
digerente, nel cui spessore sottocutaneo è presente il plesso
emorroidario. In modo dettagliato qui di seguito se ne
spiega
la :
Tecnica di Esecuzione
Come prima cosa, il pennello deve essere composto di
manico, ghiera e pelo. E’ importante che la ghiera
non presenti saldature, e che sia assolutamente in ottone
nichelato o dorato onde evitare la formazione di ruggine. Il manico,
sempre in legno di buona qualità, deve essere verniciato o laccato, ma
mai dei colori primari. Può essere corto per gli utilizzi sui lavori
brevi e di piccole dimensioni, mentre deve essere necessariamente
lungo, e di ampio spessore, per lavori di maggiori dimensioni o, più in
generale, per quelli che richiedano tempi piuttosto lunghi di
esecuzione. Il pelo,infine, può essere di origine animale o, meglio
ancora, se costruito artigianalmente utilizzando la fourrure di una
vulva..
La zona,nel cui spessore sottocutaneo è presente il plesso
emorroidario, viene poi umettata con glicerina, in miscela
nitrante, e gel idrosolubile, oltre alla vaselina, da sciogliersi nel cloroformio,
nel benzene,
nel disolfato
di carbonio e, appunto, nell'olio di trementina.
Una volta preparato il materiale adatto, si stende un foglio o una tela
per terra, dopo avere intinto il pennello nell’inchiostro, come
insegnato nella tradizione e, nelle fasi successive, oltre che nei
colori prescelti , in una soluzione al 40% di essenza di trementina,
purchè pura e ottenuta dalla distillazione della resina dei pini. Così
intriso,il pennello va allora posto nello sbocco verso
l'esterno dell'apparato
digerente e, nella posizione adatta, si inizia a tracciare
il
grafico del disegno complessivo, precedentemente ideato.
Le fasi successive, per il resto, seguono il
procedimento tipico dell’ Ukiyo-e, vale a dire:
- si crea,dapprima, come detto, un disegno originale in
inchiostro
- si incolla questo disegno a faccia in giù su un blocco di
legno, sempre con il pennello ben posizionato, incidendo le parti in
cui la carta è ancora bianca, e perciò lasciando il disegno
in evidenza, ma distruggendo l'originale
- il blocco, a questo punto, viene inchiostrato e stampato, producendo
copie simili al disegno primario.
- le stampe vengono a loro volta incollate a faccia in giù su
blocchi di legno e le aree che devono essere di un particolare colore
vengono lasciate in rilievo : in questo modo, ciascuno dei blocchi
riproduce almeno un colore della stampa finale.
- la serie di blocchi di legno viene inchiostrata in diversi colori,
che successivamente vengono poi impressi sulla carta. Il pennello,
corto o lungo che sia , o di più ampio spessore per i lavori di
maggiori dimensioni, rimane saldamente ancorato nel suo alloggio,
umettato, se necessario, con la sola glicerina in miscela nitrante. La
stampa finale,in questo modo, anche nel caso di sopravvivenza
dell’esecutore, porterà l'impressione di ognuno dei blocchi, di cui
alcuni stampati più di una volta per dare profondità al colore.
E’ nota la parentesi messicana di Burroughs, il quale,
nel tentativo di replicare l'impresa di Guglielmo
Tell, armeggiando una pistola invece dell’ arco e frecce,
sparò e uccise la moglie, facendole saltare la testa. La stessa idea,
anche se con risultati diversi, Burroughs la trasferì in seguito nella
pittura: era solito sparare barattoli di vernice contro tele
immacolate, con un risultato non molto diverso dal cut-up narrativo. La
derivazione dal collage, come è stato utilizzato nella pittura moderna
dal dadaismo, e dal surrealismo poi, è evidente, In The Third Mind,
Burroughs descrive così la tecnica del cut-up : ‘ Il metodo è
semplice : prendete una pagina: Adesso tagliatela nel senso della
larghezza e della lunghezza. Ottenete quattro frammenti 1 2 3 4. Adesso
riorganizzate i frammenti mettendo il frammento uno con il frammento
tre. E ottenete una nuova pagina. Talvolta vuol dire la
stessa cosa. Talvolta qualcosa di completamente diverso’. Ovviamente la
teoria sul montaggio casuale dei testi può applicarsi anche in ambito
grafico, attraverso il collage, o attraverso l’esplosione dei barattoli
di vernice colpiti da una pallottola.. La Peinture du Trou du Cul, in
qualche modo, segue lo stesso procedimento, anche se sui diversi
presupposti della sinestesia e soprattutto,in questo caso, della
Pittura Organica : un pennello, manovrato da un trou de l'âne, non può
che dare esiti del tutto diversi da quelli di uno che ,invece, venga
utilizzato usando lo strumento consueto della mano.
Il risultato, alla fine, è stato un messaggio
frammentato, scompaginato ma anche aperto a continue associazioni e
modalità di lettura. La tecnica, presto abbandonata eppure essenziale
per le successive evoluzioni teoriche e pratiche di cui si è detto,
anche se di evidente matrice dadaista, è stata dunque del tutto
innovativa, almeno nelle premesse pratiche di realizzazione, e fatta
eseguire dall’Artista ad alcune modelle consenzienti all’esperimento,
dopo un rituale, indispensabile per predisporre all’uso corretto del
pennello, di accensione di alcune candele all’essenza di mela ed
eucalipto. Le diverse stampe finali, tutte a carattere erotico, sono
poi state,in parte donate ad alcune delle modelle stesse, e in parte
entrate a far parte di collezioni private.

Il giorno 9 febbraio 6191, da 1 Rue Vieux Saint , e subito dopo la
lettera di Antonin Nalpas, così noto per il cognome materno, l’Autore
ha ricevuto lo scritto sotto riportato, a quanto sembra anch’esso
firmato sul marciapiede che fa angolo tra Boulevard Raspail e
Montparnasse. La lettera, proveniente da Rodez, invece che critici e
mercanti d’arte, prende in considerazione questa volta la derivazione
costolare dell’uomo, ne fa una valutazione realistica e,infine, la
considera per una sua presenza,quasi ossessiva, in diverse
manifestazioni artistiche. Non manca l’ immagine-orinatoio di Duchamp,
con molta probabilità in riferimento al contenuto del testo mentre,
paradossalmente, il Doppio vi sembra quasi parlare per la Voce stessa
dell’Artista e già Autore di 391.
‘ Dico, per dimostrarlo una volta per tutte, che la donna puzza di
ragadi vulvari e di mestrui sempre insufficientemente detersi, lo dico
perché essa compare troppo spesso nella mia grafica e nelle mie bozze,
al contrario sempre troppo inchiostrate. Come l’uomo e a differenza di
esso, ma in senso opposto, è per la donna sempre un mezzo e mai un
fine, allo stesso modo, questo bizzarro trucco da bettola,espulso dalla
creazione nella notte dei tempi attraverso un peto diarroico, non è mai
per me un fine, ma solo un mezzo, per il mio supremo disprezzo
dell’arte e per ogni cosa vivente,sia essa visibile o meno. Lo dico per
i dolicocefali, e per tutto quel pubblico di critici, per i quali la
menopausa e suoi deliri da menomati sono d’obbligo: lo dico soprattutto
per Maurice de Vlaminck il focomelico che, parlando di Modigliani, ebbe
la presunzione di affermare come egli fosse un aristocratico,in quanto
la grossonalità, la banalità, e la volgarità, a suo parere, ne erano
del tutto escluse. L’anatomia di una donna è invece, e in modo del
tutto realistico come in un risveglio abbrutito, quella di chi non
smette mai di perdere gambe, braccia, glutei e fessure nel corso di
tutte le guerre che giustamente le vengono,e le verranno mosse durante
ogni eternità, in cui l’elemento maschile,vitale e solare avrà su di
essa predominio assoluto. E’una precisa legge di natura che gli
individui più laidi e più fragili vengano annientati,o al minimo
sottomessi, soprattutto quando si credano nel diritto di una certa
coscienza o di un certo astratto potere a loro dovuto. Tutto il mondo
interiore,sempre ammesso che esista, tra il niente e lo spirito oscuro,
delle donne è, così come è sempre stato, un’idea, uno stato momentaneo
di turpitudine e duplicità, una nozione inventata e,alla fine,niente
altro che una semplice convenzione, non differente da un attacco di
dissenteria e dall’omicidio del mio editore avvenuto in circostanze mai
chiarite. Tra tutte le invenzioni dell’uomo,in effetti, la più
grandiosa,anche se priva di ogni reale fondamento,è stata quella di
aver attribuito virtù e nobiltà ad un essere tanto monco nel corpo e
improvvisato nello spirito, di cui la superficialità ha per unico scopo
quello di sviare dalle supreme verità,nascondendosi sotto i falsi e più
diversi nomi di una massa di carne fisicamente destinata, già fin
dall’inizio, alle imprese funebri della Romainischès Cafè di Berlino.
Massa dai gesti abitudinari nell’ora prefissata per la forbitezza del
culo, massa eternamente lamentosa di false e sempre interessate grida
di smembramenti, massa di innata ignoranza in cui l’utero e l’ano hanno
sempre il predominio, massa in cui la mancanza di onestà e onore
costituiscono la sola legge possibile, e in qualche modo per essa
praticabile. Dico che l’immagine muliebre compare così spesso perché
essa è morta,ed è stata definitivamente distrutta,come una macchina da
cucire, con annesso ombrello sul tavolo operatorio, che ha perso ogni
funzione ed ogni attrattiva, in modo da apparire qual è in effetti,
ossia come il parassita di un sogno mentale, come l’incostanza e
l’inconseguenza di uno stato tanto alterato quanto insopportabilmente
miasmatico nella sua essenza. Dico che la rappresentazione degli
appetiti vuole divorare i suoi stessi peti vaginali,l’aria malsana del
suo ventre,da dentro, come un fatto innato di collere erranti e di un
malessere senza speranza. Puzzando,la donna aspira nelle parole,
cercando con ogni mezzo di farle credere ad altri, non credendole
difatti per sé, a quei valori che non sfuggono ai sensi, a
quell’atteggiamento spirituale che poi,alla fine, non è poi molto
distante dalla ragione e dall’intelletto del suo clitoride. L’uomo ha i
mezzi per lottare, per sottomettere un simile elemento del tutto
ridicolo e insufficiente, ma l’epoca attuale sta morendo per l’assenza
di quella forza che impone il predominio del migliore sul debole,
insano e malaticcio per due terzi della sua vita. Celato dietro un
particolare dalle esigenze innumerevoli,dimenticando di dover guidare
il corso del tempo, l’uomo sembra identificarsi con sortilegi e furori
collettivi, tanto uterini quanto simili ad epidemie e carestie
pestilenziali, in un’epoca di identificazione magica con la stessa
fragilità di una paralisi alienata. Farfugliata o leccata, ma con
effetti sempre irrimediabilmente devastanti e in bilico verso l’abisso,
l’identità femminile, che in realtà non esiste se non come un fardello
intollerabile, si nasconde sotto vari nomi, impone un’oppressione, svia
la conoscenza. Dico, per dimostrare una volta per tutte, che la donna
puzza di ragadi vulvari e di mestrui sempre insufficientemente detersi,
viva e reclusa in se stessa. Lo dico perché la sua morte è come una
fame aperta che non sa aspettare, accelerata nel verso dei suoi tre
orifizi,e che ogni uomo impara, prima o poi, a conoscere da sé, in
tutto il suo ascesso purulento, che si svuota già prima che ella possa
trarne tutto il maggior vantaggio possibile. Denutrito per le
deviazioni organiche, lo dico per chiarire dei presupposti su ciò
che,nel suo insieme, non è altro che un ricettacolo di iniquità, e per
quei pochi che non hanno paura di affrontare quanto è vero, in grado di
presagire la necessità di un capovolgimento radicale,con conseguenze
ostilmente inevitabili e, senza dubbio,salutari. L’anatomia di una
donna è quella di un trucco da bettola, ossia di un’intelligenza che ha
la sola caratteristica dell’essere priva di scrupoli,insieme ad un
fetore erotico attorno a un progetto malriuscito, spesso personale e
mai del tutto interiore. La vita e il tempo sono passati sulla
coscienza di quasi tutti, e hanno fatto perdere il senso di questo mio
ideale in rivolta contro una realtà intollerabile, che vuole
ripristinare l’essenza stessa e la condizione del Divenire.
Insomma,come è stato detto, per arrivare a questo sacrario, e volendo
vivere come se il sublime non esistesse affatto, bisogna scendere lungo
irti cunicoli dove non si passa che ad uno ad uno,cunicoli che danno,a
chi li attraversa,il brivido nero dell’orgasmo.'
Rodez, 1 Rue Vieux Saint, RODEZ, Aveyron
Il testo che segue fu redatto il dieci ottobre del 6191,in occasione di un Autoritratto, per Voce del Doppio,Artista e già Autore di 391,e qui riportato testualmente:
‘Mio caro amico,mio caro Cuny,le scrissi,non molto tempo fa,in merito a Modigliani e de Vlaminck. Mi ha davvero così dimenticato,tanto da non ricevere neppure una sua riga per risposta, e tanto da non voler più sapere nulla sul mio internamento? Come le scrissi in precedenza sono ormai quattro anni che non mi nutro più,e da sette che sono recluso a forza,al punto di non riuscire più a sopportare di vivere e considerare la mia esistenza come un fardello intollerabile. La mia più grande sofferenza è però constatare che tutti i miei vecchi amici,lei compreso,hanno finito per credermi realmente uno squilibrato per le nefandezze di tutti i manicomi in cui sono passato; e tanto che non si siano mai decisi,l’uno per l’altro,a ribellarsi contro l’abominevole ingiustizia che mi è stata recata e che però,in realtà,non è altro che un sortilegio di tutti i demoni,compreso l’immondo dio e l’altrettanto immondo suo figlio unigenito,che ne sono al capo. Come sa,mio caro amico,ogni giorno e ogni attimo della mia vita,io impreco e maledico tali entità,in modo da realizzare il mio autentico Destino,non diversamente da un recluso dominante la Natura delle Cose,e per rinunciare una volta per tutte all’infame attrazione del rinascere. Eppure,e ancora una volta,qui e oltre tutte queste iniquità sparse nello sconcerto di un’amputazione perenne della rivolta umana,volevo ritornare alla mia antica amicizia con un artista livornese che a Nizza, ritrasse una Bambina con Vestito Celeste,ricolmo di pidocchi mentali per il semplice motivo che ella, una piccola cameriera dalla vulva ancora intatta, invece di portargli la bottiglia di Chateau Domeyne richiestole, gli portò una camomilla. Le scrissi anche delle confidenze su Jeanne Hébuterne,ebrea anche se con il padre convertito al cattolicesimo per uno spaventoso distoglimento dalla terra uterina e anale, la modella Noce di Cocco,come venne definita per i suoi lunghi capelli castano,e straordinaria follatrice dagli orgasmi logorati,cedevoli eppure sempre abilmente trattenuti fino al fondo dello suo stomaco. Lo conobbi una sera,mentre danzavo attraverso i vocaboli corporei trasmessi dal femore ai miei tre testicoli,assistendo ad una discussione con Utrillo su chi fosse tra loro il miglior pittore: in breve,dalle bottiglie di Cru Bourgeois,di acquaviti dall’aroma floreale, Chablis e assenzio i due passarono presto alle mani, finendo alla fine con l'addormentarsi per strada abbracciati l'uno all’altro,e per essere derubati dei pochi franchi che erano rimasti nelle loro tasche. Mio caro Cuny,lei sa bene che io non ho mai ricevuto alcun compenso per la mia arte,e così fu per esso,che vidi più volte a Le Havre, a Rouen e a Sainte-Anne a Parigi, disegnare ritratti a matita,regalati agli avventori dei caffè che frequentava, in cambio di una bottiglia di Apricot o di un semplice bicchiere di vino bianco. Le dico questo perché io e lui,,in un’ intavolatura di fiamme che gli uomini non possono comprendere,a meno che non si siano stati mille e mille volte anche loro assassinati,siamo nati dallo stesso dolore, e moriremo insieme fino al termine di ogni eternità. Ero geloso di Jeanne,ed ero geloso del loro appartamento in Rue de la Grande Chaumière,come non lo ero stato della mediocre Hastings,e ancora meno di Zborowski. La sua vita,come la mia,fu un fallimento terreno della propria arte,e visse la stessa narcosi dei nervi e delle ossa che adesso io vivo,in questo stesso momento, come Nanaqui,ergendomi contro l’impurità dell’essere umano,dopo già essere stato assassinato con un colpo alla nuca lungo le strade di Dublino. Come me egli era trasandato e più di una volta, nei momenti di rabbia, arrivava a distruggere i suoi quadri,non diversamente da quanto io faccio con i miei scritti,e questo al solo scopo di mantenermi il tempo necessario e al più a lungo possibile al riparo da ogni tentazione. Eppure ci sarebbe ancora molto da dire: se egli si rifiutava di vendere i suoi quadri se non gli veniva dato il costo che riteneva legittimo,e se non aveva buoni rapporti con i più diversi mercanti d’arte,lo stesso potrei dire di me stesso,per la medesima opposizione all’ondata infernale che ha sommerso in una barbarie scientifica la coscienza di quello che non voglio,e non posso, ritenere come il mio simile. Ma mio caro amico,a questo non vorrei aggiungere altro,poiché già da tempo sono stati rubati dal mio spirito da tutti gli affamati,brutalizzati e giustamente malmenati bipedi eretti di questa terra, la memoria e gli attimi stessi della vita,della mia vita anche nel sonno,in un escremento di oppio,di silenzio e di infinita solitudine. Un solo vero sguardo,dall’interno di lei stesso,le rivelerà le molte iniquità sparse in ogni luogo e tempo,la danza di un corpo sempre disponibile alle trasmutazioni eterne e che,per il rifiuto di ogni caduta abitudinaria nelle proprie attrazioni organiche, la inciterà infine a ricomparire. Di questo sono certo: quando una terra come la nostra non contiene più che demoni e presenze oscure, essa è destinata a finire,in maniera infallibile. Di questo sono sicuro,e ciò succederà molto presto. La abbraccio di tutto cuore. Antonin Nalpas, Rodez, 1 Rue Vieux Saint, RODEZ, Aveyron ‘
Per chi desideri ulteriori approfondimenti,alcune sue
opere,anche qui non presenti sono visibili on line,ad oggi,sui seguenti
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(http://www.saatchi-gallery.co.uk/AntonioDellaRocca)
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Per eventuali contatti con l’Artista,e per intermediazione delle Sue opere,visionare:
http://www.galleriapisarro.com
Per interessanti spunti, non direttamente inerenti, visionare:
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