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L'Artista

Antonio Della Rocca è sempre stato predisposto, allo scrivere - ha avuto dei testi pubblicati ,ma per maggiori dettagli,si veda qui la sezione dedicata ' L'Uomo '- e al dipingere.

Suo riferimento ideale è stato Matisse, suo riferimento culturale Gauguin, almeno nella prima fase di apprendimento risalente ad alcune vite fa.Tuttavia è andato ben al di là di tali presupposti, creando, negli anni, uno stile del tutto personale,di ricerca e profondeur , di connaissance e sintesi sistematica.Anche perché, affascinato dalla cultura zen, ne è stato profondamente colpito e impregnato.

Attualmente,insieme a qualche realizzazione e agli spunti teorici della'pittura organica' e dell''arte sinestetica globale' , crea ritratti, per lo più femminili, su carta con matita o carboncino, composizioni, sempre su carta, miste in cui si alternano e confondono olio tempera papiers decoupes (Matisse,ma anche dada e Leger) e anche pastelli ad olio, calligrafie zen e figure (si potrebbe affermare 'geometriche'in senso post-costruttivista) sempre zen,ed alcuni dipinti ad olio, tra un certo Braque e una certa Stepanova,sempre rivisitata e trasfigurata.

Eterogenei i titoli, da 'vista dal ponte Mirebeau' (dedicato ad alcuni versi di Apollinaire), a 'notturno', a 'luci a Saint-German-de Charonne', a 'sull'arabesque n.2 di Debussy' a 'nudo in attesa del tram' etc. come si nota,a colpo d'occhio, capovolgendo le sue tele..

Punti di riferimento della sua attività creativa,in genere, sono William Blake, Dylan Thomas, l'underground e l'arte espressiva zen. Adora Baudelaire e Rimbaud, Artaud e Lautreamont,Matisse e Klee nella pittura,senza tralasciare il dadaismo, e Morrison nella musica

Nella dimensione temporale corrente, dopo vari spostamenti, vive là dove, vecchio e sanz'arme (la citazione è sua), è nato, e dove svolge - adesso roseo e paffuto,per il tempo a ritroso,avrebbe detto Huysmans - come attività principale quella di broker, senza eccessivo entusiasmo, e perchè costrettovi - dal peccato originale in poi - dalla necessità di guadagnare il pane con il sudore della fronte.

Come accennato, l'attività del dipingere,così come quella dello scrivere rientrano, a pieno titolo nel quadro dissacratorio e provocatorio di una 'forma mentale ' irriducibilmente aliena , seppure,sempre a dire dell'Artista stesso, non ancora del tutto ed irrimediabilmente 'alienata ' .Difatti,nella fabrication -fleuve verte et arc-en-ciel joyeux- meccanica delle sue opere:

chaque nuit c'est un flambeau

e

les coqs s'epuisaient en fanfares

vale a dire priva di regole ma densa di movimenti c'è sempre la trasposizione esatta, qu'un cul de dame damascene ,dell'attimo irripetibile e fissato per sempre: ombra aliena di chi crea e dice a se stesso:

en deuil de moi-meme

Penna o carta da incollare non fa alcuna differenza, alla fine. Questo è colui che,a volte,si fa chiamare Anton Cordelo Alcia,che ora dipinge e ora scrive,anche se in genere predilige il Segno Essenziale e la comunicazione senza parole.

Si diceva nella sezione ' L'Uomo':

Attualmente sta lavorando alla cd. 'pittura organica' (così definita per l'utilizzo, oltre al materiale inanimato consuetola carta,la tela,l'olio etc... di quello, appunto, organico e vivente come l'urina, i petali dei fiori, i vari tipi di deiezione , la fourrure di una vulva). Oltre a quella, in gran parte teorizzata e solo raramente esperita nel prodotto finito, per ora chiamata  'arte sinestetica globale' o fusione delle diverse Arti.

quadro: natura morta con volto blu

NATURA MORTA CON VOLTO BLU (acrilico e olio su tela)

Non amo in genere imbottire con stoffe di convenienza le mie opere. E non perché in esse vi sia alcunché di particolarmente criptico o esoterico, ma per il semplice motivo che quando possibile preferisco lasciare a ciascuno, per il suo proprio livello di coscienza,oppure per il grado culturale virato brillantemente,l'opportunità di recepire quanto,in un dato momento e in un particolare contesto,esso possa recepire per sua equivoca vocazione. Farò un'eccezione per quest'opera,l'ultima assoluta in senso cronologico,estraendo a caso le parole da un cappello,solo per rispondere ad alcune tematiche che, come peti clericali, mi sono poste di continuo,e anche per gettare più luce sulla mia ultima produzione in generale.Un dato vi emerge immediatamente in tutta la sua evidenza, non diversamente da un poema chimico o da una figlia di Duchamp nata senza madre: l'opera non è astratta,e nemmeno figurativa, almeno nell'accezione stretta del termine. Potremmo dunque partire da qui, da questo dato che è una costante in tutte le mie realizzazioni creative.Come nei quadri dall' impostazione più evidentemente 'astratta' vi sono sempre patere in legno tornito e innesti,più o meno allusivi,di genere 'figurativo' (ad esempio in quelli a tecnica mista),così, e viceversa,nelle opere 'figurative' (i disegni a carboncino) vi sono sempre intromissioni dal mondo della rappresentazione astratta (una linea,un interno geometrizzato,la coda del diavolo in bicicletta, una gamba doppia o un braccio volutamente diverso, più grande o più piccolo dell'altro, sempre all'interno di un'esemplarità estetica quasi sarcasticamente neoclassica che qualcuno avrebbe definito acqua di colonia vertebrale). La ragione è evidente,e va cercata in quel sesto senso, chiamato manas nella speculazione psicologica buddista, ovvero nel mondo mentale con tutti i suoi relativi contenuti da Krippen Spiele.

Di fatto noi tutti saremmo dotati dei cinque organi di senso (il corpo,come comunemente si intende) e di una componente non visibile,eppure sicuramente reale (la mente) attraverso cui percepiamo, e in seguito rielaboriamo, tanto la realtà esteriore quanto quella più propriamente interna,così da renderci capaci di creare ad esempio una Gioconda dai baffi e relativo pizzetto oppure una storta maschera di gesso di Beethoven. Le due realtà sono imprescindibili,strettamente connesse e interpolate l'una all'altra, ed ogni loro delimitazione,e quindi effrazione,come vorrebbe certo desueto positivismo da 3 o 4 gocce d'altezza,oltre ad essere fuorviante,è anche sicuramente inesatta e destituita di fondamento. Da qui la conseguenza logica per cui,volendo essere un'arte la più rigorosa possibile,non si può prescindere da un aspetto a favore di un altro,come spesso si è fatto nel corso dei secoli,e non solo nell'arte figurativa: come esiste la cd. materia organica e quella inorganica (da cui alcune mie considerazioni in merito, per un' applicazione,anche amorale, di questo concetto in ambito creativo),la musica e il rumorismo,così e allo stesso tempo, l'opera d'arte deve rendere conto sia della sfera sensoriale e 'corporea'da cui il figurativo in senso lato,sia di quella più strettamente psichica,con il suo connesso di arte astratta e orfica.Vediamo dunque come queste considerazioni possano essere applicate (come in un canovaccio dada 391) all' opera presa qui, come modello,in esame:

<Subito,a colpo d'occhio,vi si notano i due elementi: un volto femminile, blu e di profilo,da allumeuse,e in alto a sinistra la testa,rasata alla maniera ascetica, di un uomo di spalle,da una parte,e dall'altra degli sfondi,senza apparenti connotati specifici,evocativi di musica rumorista e danze cubiste, in verde giallo e blu. Questi due elementi connessi sono immediatamente percepiti sul piano sensoriale ovvero,in questo caso,visivo.Tuttavia una più attenta analisi ci porta ben altri elementi,e dunque considerazioni,da cui far scaturire il senso, e il significato d'essere, dell'opera in quanto espressione d'arte (in questo perciò diversa,ad esempio,da una fotografia,da un dagherrotipo, oppure,per la sua volontarietà,da certe casuali,bizzarre manifestazioni del mondo naturale).Il volto della donna è pensieroso, e triste.Inoltre,e lo si intuisce subito dal profilo lontano dalle ribalte,essa è bella,e non troppo giovane: probabilmente si trova in quell'età in cui,alla pienezza fisica,si associa il ripiegamento su sé,la meditazione e il desiderio irrefrenabile.Potrebbe benissimo essere sui trenta anni,qualche anno in più o in meno non fa differenza.Sicuramente però,oltre che intelligente,è anche molto femminea e conscia di sé: lo dimostra il grande orecchino giallo e quindi d'oro,con l'acconciatura leziosa e civettuola dei capelli verdi che le scende lungo il collo. Sta guardando fuori,oltre una convessa cornea rossa,il che dimostra che si trova all' interno di una casa,molto probabilmente la propria,e dietro una finestra. Il suo sguardo è fisso, malinconico e pensieroso,da Cabaret Voltaire: soprattutto è uno sguardo come di colpa,di chi ha perso qualcosa o qualcuno, irrimediabilmente,per cause imputabili,proprie,e sicuramente reiterate nel tempo.Se lei è in casa, l'uomo di spalle,allora di sicuro è all'esterno di essa,nella strada,dove si è precipitato in cerca di emancipazione,di aria pura,di libertà dalla presenza ossessiva della donna.Lui,però,vestito in giacca blu e verde,sicuramente non è più giovane,e probabilmente neanche bello:ha una testa blu rotonda con pochi capelli,e le spalle strette,ricadenti.Come una copertina di Arp,con macchia nera su fondo rosso e arancione ,sembra il contabile di una piccola fabbrica di Ford oppure il cassiere di una banca elvetica in periferia: un uomo senza particolari qualità,con il reddito certo e l'avvenire assicurato,ma senza un vero presente e già interiormente morto prima del tempo. Forse è scapolo o forse è separato: in ogni caso è solo,e la mestizia delle sue spalle lo lascia intuire facilmente. Gli sembrava,tanto tempo fa, un eone che adesso gli appare interminabile, di avere finalmente trovato l'amore,e un senso alla sua vita monotona,di routine,del tutto priva di stimoli e di interessi. Il faut être toujours ivre. Tout est là: c'est l'unique question. Pour ne pas sentir l'horrible fardeau du Temps qui brise vos épaules et vous penche vers la terre, il faut vous enivrer sans trêve. Aveva trovato Lei, la donna dal profilo blu. Era giovane e bella. Eppure,da subito,deponendo il mazzo di fiori ai piedi di un manichino di sarta,aveva capito che non poteva durare.Nevrotica,possessiva, tutta incentrata sul denaro e l'emorroidario potere vaginale del sesso,era il tipo di donna che non si può amare a lungo,lei che avrebbe dovuto rifuggire da subito,qualche sera dopo il primo romantico incontro al ristorante del centro. Adesso,a cose finite,se ne va. Incontro ad un paesaggio intensamente giallo:forse è pieno giorno,non ci è dato di saperlo, e quel giallo sono dunque i raggi del sole estivo che si infrangono contro i palazzi a specchio delle grandi assicurazioni e multinazionali.O forse, più presumibilmente,è invece notte fonda,e quella tonalità sono i lampioni in ferro battuto,che gettano la luce forte e fosforescente,dai sentori di mosto, sull'asfalto bagnato della periferia. C'è giallo sotto e accanto a lui,anche dentro a quella che sembra essere una scarpa femminile pesante,un passo dorato da prostituta in cui le cimici sono di rigore.Ma è giallo anche dietro il volto blu di profilo,con un altro occhio,staccato dalla testa, e che guarda lontano,un occhio della coscienza sovrastato dalla passione,dalla macchia rossa che pure non scompare. Una screziatura, un rettangolo rosso,che anche l'uomo ha al suo lato,simile ad un'ombra della memoria non facilmente cancellabile,un risucchio di ovaie scalciate sul pignone.E poi, l'uomo e la donna sono dello stesso colore, con lo stesso blu dello spleen e dell'introspezione,una all'interno e l'altro all'esterno, eppure la realtà verde e gialla che vedono, che entra nelle loro vite e li abbraccia,è la stessa.Forse non si tratta di un legame spezzato per sempre.Forse è solo uno dei tanti inattendibili addii da innamorati dopo la zuffa di Austerlitz.Mattino o notte che sia, domani comunque è un altra giornata,di nuova igiene intima tra le pellicce addominali dei mestrui colanti : "Je crois"-egli pensa:" qu'elle sent du bout des seins".Forse sarà lui a rifarsi vivo per primo.Oppure lei.Non si sa,nessuno può saperlo per certo..Questo il quadro, come un'opera aperta,non ce lo dice.Lo lascia solo intuire.E ciascuno potrà,alla fine, attribuirgli il senso,il fallimento o la speranza,variegati nel verde e nel rosso, che vorrà ritenere più opportuno.Le pantin verse des larmes de bois>

Questo,naturalmente,è solo un esempio,e nient'altro che un esempio,come potrebbe scriverlo un Atleta delle Pompe Funebri.Il quadro, la forma e la materia sono lì :ma come ci insegna la scienza quantistica rettificata l'oggetto osservato è sempre plasmato, modificato,dal soggetto percipiente (per cui si disse:" Je porte dans mon gousset gauche mon portrait tres ressemblant: c'est une montre en acier bruni"). Il primo di essi,ovviamente, è l'artista,in quanto creatore dell'opera ex nihilo in un opulento ascesso. Ma altri occhi,e coscienze,osservano la stessa forma e la stessa materia,e dunque li modificano come il peto risucchiante di una vagina rituale in un processo ininterrotto, piegata e progressiva nel suo manifestarsi maleodorante. L'arte figurativa e quella astratta sono strutturalmente diverse tra le diverse cancellature anemiche, ma non incompenetrabili, come la materia inorganica e quella organica,l'urina e la merda secca di Rimbaud :in altra sede parlavo di Produzione Inconscia e di Arte Sinestetica intesa nella sua accezione globale. Passando dalla teoria alla pratica,dal vapore alle cisterne di luna, forse questo volto blu,con la sua natura morta (intesa non come rappresentazione di oggetti soggiogati al tempo tra impreviste relazioni,ma come gogoliano stato interiore),e l'innominato uomo di spalle,nuvola imprigionata nella gabbia anch'esso senza pantaloni, hanno gettato maggiore luce su una forma espressiva solo apparentemente,e volutamente,inintelligibile nella sua molteplicità creativa (da un presunto n.13).

Antonio della Rocca - 2 settembre 2006


Obscur et froncé comme un œillet violet
Il respire, humblement tapi parmi la mousse
Humide encor d’amour qui suit la fuite douce
Des Fesses blanches jusqu’au cœur de son ourlet.

Des filaments pareils à des larmes de lait
Ont pleuré, sous le vent cruel qui les repousse,
À travers de petits caillots de marne rousse
Pour s’aller perdre où la pente les appelait.

Mon Rêve s’aboucha souvent à sa ventouse ;
Mon âme, du coït matériel jalouse,
En fit son larmier fauve et son nid de sanglots.

C’est l’olive pâmée, et la flûte caline ;
C’est le tube où descend la céleste praline :
Chanaan féminin dans les moiteurs enclos !

Sonetto di Paul Verlaine,1891

Riferendosi a questo acrilico, si è voluta dare una dimostrazione pratica, anche se parziale, di ciò che si intende per Arte Sinestetica, e di possibili sue applicazioni in ambito grafico. Precedente e strettamente legata alle teorie della Pittura Organica, anche per un dovuto riferimento a Paul Verlaine, con il suo Sonetto, Paul Verlaine fecit et Arthur Rimbaud invenit ,del 1891 , poeta mediocre e ricordato soltanto per la sua amicizia, anche erotica, con Rimbaud, Reviens, reviens cher ami, seul ami, reviens, je te jure, je serai bon ,voilà deux jours que je ne cesse de pleurer, reviens…( scrive Luca Baldoni :  il 3 luglio 1873 Arthur scrutava Paul che arrivava dal mercato con un’aringa in mano per il pranzo – un quadretto di prosa così scorante e insulsa che vi riversò sopra il suo dèmone più osceno, non aspettandosi che questa volta il bene amato si precipitasse via in furia, attraversasse tutta Londra sino ai Docks), è la Peinture du Trou du Cul , altrimenti intraducibile per il beneficio di un certo clero e dei benpensanti in genere.
L’uso dell’organo prensile che si trova all'estremità del braccio, collegato a questo tramite il polso. e comprendente cinque dita, la parte più predisposta al senso tattile, in questa tecnica, che è anche una vera e propria manifestazione creativa, va sostituito da quello di ciò che è conosciuto come lo sbocco verso l'esterno dell'apparato digerente, nel cui spessore sottocutaneo è presente il plesso emorroidario. In modo dettagliato qui di seguito se ne spiega la :
Tecnica di Esecuzione

Come prima cosa, il pennello deve essere composto di manico, ghiera e  pelo. E’ importante che la ghiera non  presenti saldature, e che sia assolutamente in ottone nichelato o dorato onde evitare la formazione di ruggine. Il manico, sempre in legno di buona qualità, deve essere verniciato o laccato, ma mai dei colori primari. Può essere corto per gli utilizzi sui lavori brevi e di piccole dimensioni, mentre deve essere necessariamente lungo, e di ampio spessore, per lavori di maggiori dimensioni o, più in generale, per quelli che richiedano tempi piuttosto lunghi di esecuzione. Il pelo,infine, può essere di origine animale o, meglio ancora, se costruito artigianalmente utilizzando la fourrure di una vulva..
La zona,nel cui spessore sottocutaneo è presente il plesso emorroidario, viene poi umettata con glicerina, in miscela nitrante, e gel idrosolubile, oltre alla vaselina, da sciogliersi nel cloroformio, nel benzene, nel disolfato di carbonio e, appunto, nell'olio di  trementina.
Una volta preparato il materiale adatto, si stende un foglio o una tela per terra, dopo avere intinto il pennello nell’inchiostro, come insegnato nella tradizione e, nelle fasi successive, oltre che nei colori prescelti , in una soluzione al 40% di essenza di trementina, purchè pura e ottenuta dalla distillazione della resina dei pini. Così intriso,il pennello va allora  posto nello sbocco verso l'esterno dell'apparato digerente e, nella posizione adatta, si inizia a tracciare il grafico del disegno complessivo, precedentemente ideato.

Le fasi successive, per il resto, seguono il procedimento tipico dell’ Ukiyo-e, vale a dire:
-  si crea,dapprima, come detto, un disegno originale in inchiostro
-  si incolla questo disegno a faccia in giù su un blocco di legno, sempre con il pennello ben posizionato, incidendo le parti in cui la carta è  ancora bianca, e perciò lasciando il disegno in evidenza, ma distruggendo l'originale
- il blocco, a questo punto, viene inchiostrato e stampato, producendo copie simili al disegno primario.
-  le stampe vengono a loro volta incollate a faccia in giù su blocchi di legno e le aree che devono essere di un particolare colore vengono lasciate in rilievo : in questo modo, ciascuno dei blocchi riproduce almeno un colore della stampa finale.
- la serie di blocchi di legno viene inchiostrata in diversi colori, che successivamente vengono poi impressi sulla carta. Il pennello, corto o lungo che sia , o di più ampio spessore per i lavori di maggiori dimensioni, rimane saldamente ancorato nel suo alloggio, umettato, se necessario, con la sola glicerina in miscela nitrante. La stampa finale,in questo modo, anche nel caso di sopravvivenza dell’esecutore, porterà l'impressione di ognuno dei blocchi, di cui alcuni stampati più di una volta per dare profondità al colore.

E’ nota la parentesi messicana di Burroughs, il quale, nel tentativo di replicare l'impresa di Guglielmo Tell, armeggiando una pistola invece dell’ arco e frecce, sparò e uccise la moglie, facendole saltare la testa. La stessa idea, anche se con risultati diversi, Burroughs la trasferì in seguito nella pittura: era solito sparare barattoli di vernice contro tele immacolate, con un risultato non molto diverso dal cut-up narrativo. La derivazione dal collage, come è stato utilizzato nella pittura moderna dal dadaismo, e dal surrealismo poi, è evidente, In The Third Mind, Burroughs descrive così la tecnica del cut-up : ‘  Il metodo è semplice : prendete una pagina: Adesso tagliatela nel senso della larghezza e della lunghezza. Ottenete quattro frammenti 1 2 3 4. Adesso riorganizzate i frammenti mettendo il frammento uno con il frammento tre. E ottenete una nuova pagina. Talvolta  vuol dire la stessa cosa. Talvolta qualcosa di completamente diverso’. Ovviamente la teoria sul montaggio casuale dei testi può applicarsi anche in ambito grafico, attraverso il collage, o attraverso l’esplosione dei barattoli di vernice colpiti da una pallottola.. La Peinture du Trou du Cul, in qualche modo, segue lo stesso procedimento, anche se sui diversi presupposti della sinestesia e soprattutto,in questo caso, della Pittura Organica : un pennello, manovrato da un trou de l'âne, non può che dare esiti del tutto diversi da quelli di uno che ,invece, venga utilizzato usando lo strumento consueto della mano.

Il risultato, alla fine, è stato un messaggio frammentato, scompaginato ma anche aperto a continue associazioni e modalità di lettura. La tecnica, presto abbandonata eppure essenziale per le successive evoluzioni teoriche e pratiche di cui si è detto, anche se di evidente matrice dadaista, è stata dunque del tutto innovativa, almeno nelle premesse pratiche di realizzazione, e fatta eseguire dall’Artista ad alcune modelle consenzienti all’esperimento, dopo un rituale, indispensabile per predisporre all’uso corretto del pennello, di accensione di alcune candele all’essenza di mela ed eucalipto. Le diverse stampe finali, tutte a carattere erotico, sono poi state,in parte donate ad alcune delle modelle stesse, e in parte entrate a far parte di collezioni private.


foto artista 1

Il giorno 9 febbraio 6191, da 1 Rue Vieux Saint , e subito dopo la lettera di Antonin Nalpas, così noto per il cognome materno, l’Autore ha ricevuto lo scritto sotto riportato, a quanto sembra anch’esso firmato sul marciapiede che fa angolo tra Boulevard Raspail e Montparnasse. La lettera, proveniente da Rodez, invece che critici e mercanti d’arte, prende in considerazione questa volta la derivazione costolare dell’uomo, ne fa una valutazione realistica e,infine, la considera per una sua presenza,quasi ossessiva, in diverse manifestazioni artistiche. Non manca l’ immagine-orinatoio di Duchamp, con molta probabilità in riferimento al contenuto del testo mentre, paradossalmente, il Doppio vi sembra quasi parlare per la Voce stessa dell’Artista e già Autore di 391.
‘ Dico, per dimostrarlo una volta per tutte, che la donna puzza di ragadi vulvari e di mestrui sempre insufficientemente detersi, lo dico perché essa compare troppo spesso nella mia grafica e nelle mie bozze, al contrario sempre troppo inchiostrate. Come l’uomo e a differenza di esso, ma in senso opposto, è per la donna sempre un mezzo e mai un fine, allo stesso modo, questo bizzarro trucco da bettola,espulso dalla creazione nella notte dei tempi attraverso un peto diarroico, non è mai per me un fine, ma solo un mezzo, per il mio supremo disprezzo dell’arte e per ogni cosa vivente,sia essa visibile o meno. Lo dico per i dolicocefali, e per tutto quel pubblico di critici, per i quali la menopausa e suoi deliri da menomati sono d’obbligo: lo dico soprattutto per Maurice de Vlaminck il focomelico che, parlando di Modigliani, ebbe la presunzione di affermare come egli fosse un aristocratico,in quanto la grossonalità, la banalità, e la volgarità, a suo parere, ne erano del tutto escluse. L’anatomia di una donna è invece, e in modo del tutto realistico come in un risveglio abbrutito, quella di chi non smette mai di perdere gambe, braccia, glutei e fessure nel corso di tutte le guerre che giustamente le vengono,e le verranno mosse durante ogni eternità, in cui l’elemento maschile,vitale e solare avrà su di essa predominio assoluto. E’una precisa legge di natura che gli individui più laidi e più fragili vengano annientati,o al minimo sottomessi, soprattutto quando si credano nel diritto di una certa coscienza o di un certo astratto potere a loro dovuto. Tutto il mondo interiore,sempre ammesso che esista, tra il niente e lo spirito oscuro, delle donne è, così come è sempre stato, un’idea, uno stato momentaneo di turpitudine e duplicità, una nozione inventata e,alla fine,niente altro che una semplice convenzione, non differente da un attacco di dissenteria e dall’omicidio del mio editore avvenuto in circostanze mai chiarite. Tra tutte le invenzioni dell’uomo,in effetti, la più grandiosa,anche se priva di ogni reale fondamento,è stata quella di aver attribuito virtù e nobiltà ad un essere tanto monco nel corpo e improvvisato nello spirito, di cui la superficialità ha per unico scopo quello di sviare dalle supreme verità,nascondendosi sotto i falsi e più diversi nomi di una massa di carne fisicamente destinata, già fin dall’inizio, alle imprese funebri della Romainischès Cafè di Berlino. Massa dai gesti abitudinari nell’ora prefissata per la forbitezza del culo, massa eternamente lamentosa di false e sempre interessate grida di smembramenti, massa di innata ignoranza in cui l’utero e l’ano hanno sempre il predominio, massa in cui la mancanza di onestà e onore costituiscono la sola legge possibile, e in qualche modo per essa praticabile. Dico che l’immagine muliebre compare così spesso perché essa è morta,ed è stata definitivamente distrutta,come una macchina da cucire, con annesso ombrello sul tavolo operatorio, che ha perso ogni funzione ed ogni attrattiva, in modo da apparire qual è in effetti, ossia come il parassita di un sogno mentale, come l’incostanza e l’inconseguenza di uno stato tanto alterato quanto insopportabilmente miasmatico nella sua essenza. Dico che la rappresentazione degli appetiti vuole divorare i suoi stessi peti vaginali,l’aria malsana del suo ventre,da dentro, come un fatto innato di collere erranti e di un malessere senza speranza. Puzzando,la donna aspira nelle parole, cercando con ogni mezzo di farle credere ad altri, non credendole difatti per sé, a quei valori che non sfuggono ai sensi, a quell’atteggiamento spirituale che poi,alla fine, non è poi molto distante dalla ragione e dall’intelletto del suo clitoride. L’uomo ha i mezzi per lottare, per sottomettere un simile elemento del tutto ridicolo e insufficiente, ma l’epoca attuale sta morendo per l’assenza di quella forza che impone il predominio del migliore sul debole, insano e malaticcio per due terzi della sua vita. Celato dietro un particolare dalle esigenze innumerevoli,dimenticando di dover guidare il corso del tempo, l’uomo sembra identificarsi con sortilegi e furori collettivi, tanto uterini quanto simili ad epidemie e carestie pestilenziali, in un’epoca di identificazione magica con la stessa fragilità di una paralisi alienata. Farfugliata o leccata, ma con effetti sempre irrimediabilmente devastanti e in bilico verso l’abisso, l’identità femminile, che in realtà non esiste se non come un fardello intollerabile, si nasconde sotto vari nomi, impone un’oppressione, svia la conoscenza. Dico, per dimostrare una volta per tutte, che la donna puzza di ragadi vulvari e di mestrui sempre insufficientemente detersi, viva e reclusa in se stessa. Lo dico perché la sua morte è come una fame aperta che non sa aspettare, accelerata nel verso dei suoi tre orifizi,e che ogni uomo impara, prima o poi, a conoscere da sé, in tutto il suo ascesso purulento, che si svuota già prima che ella possa trarne tutto il maggior vantaggio possibile. Denutrito per le deviazioni organiche, lo dico per chiarire dei presupposti su ciò che,nel suo insieme, non è altro che un ricettacolo di iniquità, e per quei pochi che non hanno paura di affrontare quanto è vero, in grado di presagire la necessità di un capovolgimento radicale,con conseguenze ostilmente inevitabili e, senza dubbio,salutari. L’anatomia di una donna è quella di un trucco da bettola, ossia di un’intelligenza che ha la sola caratteristica dell’essere priva di scrupoli,insieme ad un fetore erotico attorno a un progetto malriuscito, spesso personale e mai del tutto interiore. La vita e il tempo sono passati sulla coscienza di quasi tutti, e hanno fatto perdere il senso di questo mio ideale in rivolta contro una realtà intollerabile, che vuole ripristinare l’essenza stessa e la condizione del Divenire. Insomma,come è stato detto, per arrivare a questo sacrario, e volendo vivere come se il sublime non esistesse affatto, bisogna scendere lungo irti cunicoli dove non si passa che ad uno ad uno,cunicoli che danno,a chi li attraversa,il brivido nero dell’orgasmo.'

Rodez, 1 Rue Vieux Saint, RODEZ, Aveyron




Per chi desideri ulteriori approfondimenti,alcune sue opere,anche qui non presenti sono visibili on line,ad oggi,sui seguenti portali:

http://www.saatchi-gallery.co.uk/

http://www.itinerariodellarte.it/

http://www.pitturaedintorni.it /

http://www.marguttarte.com/

http://www.mestieriadomicilio.com/

http://www.romart.it/

http://www.arterry.it/

http://www.esquare.it/

http://www.arteitaliana.net/

http://www.impulsesart.com/

http://digilander.libero.it/orac/index3.html

http://digilander.libero.it/orac/pieromascaroart.html

http://www.gigarte.com/

http://www.artantis.com/

http://www.albagallery.com/

http://www.andropos.it/

http://www.andropos.eu/

http://www.tuttarteonline.it/

http://www.acla.it/

http://www.romeguide.it/

http://www.studiocreativity.com/

http://www.eramoderna.it/

http://www.ambientarti.it/

http://www.babypop.it/

http://www.arteinvetrina.it/

Per interessanti spunti,non direttamente inerenti,visionare:

http://www.cracra.org/

http://www.comunitasc.org/individui/giafur.htm

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